Il mistero del quirq (Marisa Uberti) Tratto dal libro "Ludica, Sacra, Magica. Il censimento mondiale della Triplice Cinta", ilmiolibro.it, 2012, cap. II)

Sappiamo che il manoscritto arabo “Kitâb-al-aghânî”, depositato a La Mecca (Arabia Saudita), risale ad un’epoca anteriore al 967 d.C. In esso si dice che i giochi in cui si allineano tre pedine su tavoliere sono detti “qirq, qirqa”. E con tale nome sono conosciuti in Arabia. Ma il termine “qirq” potrebbe non derivare da una radice dialettica araba ed essere improntato ad un’altra etnia[1], come il gioco stesso. Ricordiamo che l’arabo non ha vocali e le intercaliamo per pronunciare le parole. Questo nome appare in numerosi dizionari arabi e generalmente accompagna la descrizione dei tavolieri delle Triplici Cinte,  classiche o con le diagonali. I Mori portarono il termine in Spagna ed esso divenne alquerque[2] in castigliano (il quadrato), termine utilizzato nel manoscritto del re Alfonso X il Saggio (Libro de los juegos, o Libro del ajedrez, dados y tablas) non soltanto per i giochi d’allineamento di tre pedine ma per tutti gli altri giochi, l’uno di guerra, l’altro di scacchi che si giocava sul medesimo tavoliere. Il sovrano usò questo termine per tre giochi (foll. 91r-93v): alquerque de tres (quello che chiamiamo schema del tris), alquerque de doce (lo schema che noi chiamiamo alquerque intendendo i multipli del tris), alquerque de nueve (cioè la nostra Triplice Cinta). Ancora oggi in Spagna sono conosciuti in questo modo.

Così “qirq” significa semplicemente tavoliere a configurazione lineare. Murray (" A history of board-games other than chess”, Oxford at the Clarendon Press, 1952) si dichiara convinto che tale termine non abbia corrispondenze nella lingua araba e fu certamente importato, insieme al gioco; per dirla tutta, lo studioso ritiene che la parola non sia né araba né persiana ma possa derivare da quelal latina curcus; dall’Arabo moderno è scomparsa e il termine pare che sia oggi stato sostituito da dris[3](o idris), che secondo il Murray è una parola persiana; l’etimo è molto simile a tris (infatti sulla base lessicale di dris e per il fatto che l’allineamento è su base 3, in alcuni paesi- dice ancora Murray- il gioco corrispondente all’ alquerque de tres è chiamato tris). Da notare che in alcune regioni italiane la stessa Triplice Cinta si appella come grissia, o tria, m alcuni la chiamano tris, confondendola con il tris, appunto, cioè col quadrato a otto raggi. Il termine tria è di origine latina, perciò ci possiamo chiedere se forse già i romani la chiamassero così. Come da noi, che appelliamo il filetto in tante maniere diverse a seconda delle zone geografiche, anche nel mondo ciascuna cultura ha affibbiato un nome diverso a questo gioco o simbolo che sia[4]. Tra l’altro i Bizantini usavano la parola filetto per indicare un posto di guardia[5]. Una vera babele.

 

 


[1] F. Berger, "The Merels Board as a symbol", sezione 4.3.1 “Qirq”, pp.- 8 -10

[2] La parola spagnola “alquerque” indica anche una parte del frantoio per le olive, designa infatti lo spazio presente nei mulini per l’olio vicino alla macina del frantoio e al pozzetto, nel quale si sminuzza la pasta di sansa che risulta dalla prima spremitura delle olive. Questo spazio è formato da un sistema di canali di tracciato geometrico; è probabile che sia stato il gioco dell’alquerque, per la sua struttura, a dare il nome al mulino e non viceversa. Questo pensava lo studioso Murray, sarà vero?

[3] C. Wagneur, “Inventaire-La Mysterieuse triplce-enceinte”, G.E.R.S.AR, Milly-la Forêt, 1995, riporta queste annotazioni da H .J. R. Murray, op. cit., pag. 37. F. Berger nei suoi “Addenda” (op. cit.), p .4 punto 9, specifica che in loco ha appreso che il termine drīs è applicato al gioco con una scacchiera di 25 x 25 caselle, sia nell’oasi di al-Hayz che a Bahariya. In una delle oasi, Ain al-Izza, il Berger stesso vide due bimbi giocare su un piccolo tavoliere formato da 9 quadrati, disegnato sulla sabbia e i bambini giocavano con tre piccoli bastoncini e tre segnalini. Lo schema è noto come sīger.

[4] Per una loro trattazione si veda Berger, F. op. cit., Appendice 2 “The name for three- in- a- line games”, pp. 111-115, che integra lavori originali precedentemente eseguiti da Roger Pinon (1968, op. cit.) e da H. Murray. Una versione originale di questa tabulazione è basata sull’opera di C. Wagneur. Insieme alla lingua e allo stato, vengono indicate la localizzazione, il tipo di tavoliere, il commento e, naturalmente, il nome locale ad esso attribuito.

[5] Questo toponimo bizantino militare è ancora presente in diverse località come Cima Filetta; Case Filette; Filette, Filattiera e anche Filetto.

 

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