6/9/2009: presentazione libro "I luoghi delle Triplici Cinte in Italia. Alla ricerca di un simbolo sacro o di un gioco senza tempo?"

  • Report della presentazione del libro scritto da Marisa Uberti e Giulio Coluzzi (Eremon Edizioni)

Ha aperto la discussione Marisa Uberti, incentrando il discorso sui quattro punti fondamentali attorno a cui è ruotata la ricerca:

-l'aspetto storico/ludico

-l'aspetto filosofico

-l'aspetto sociologico/antropologico

-l'aspetto simbolico/esoterico

L'autrice ha focalizzato l'oggetto della ricerca come uno spartiacque:a cavallo tra un passatempo ludico e un simbolo camaleontico, capace di assumere valenze diverse a seconda dei contesti culturali, la triplice cinta si presenta nella sua usuale forma di triplice quadrato concentrico raccordato da quattro segmenti perpendicolari, con eccezioni e aggiunte inessenziali ai fini del gioco, in posizioni inclinate o verticali, talvolta in dimensioni talmente ridotte che rendono impraticabile lo svolgimento di una sfida a due. Ma gioco lo è stato, e uno dei più prediletti, almeno fin dal tempo dei Romani, che lo hanno inciso in tutto l'impero d'Oriente e d'Occidente. Figura ricorrente nell'arte rupestre non figurativa, e per questo meno indagata dagli archeologi, è passata nelle corti di re e imperatori, uscita tra il popolo, tra i pastori e gli avventori, tra cavalieri, monaci e soldati, ed è finita anche sui campi di grano, a far parte di quel grande enigma che va sotto il nome di Crop Circles!

 Sono tutti quei casi enigmatici che hanno spinto i due Autori a scandagliare la penisola italiana per raccogliere un nutrito censimento di esemplari, per ricondurli al loro significato, all'intenzione di chi li ha incisi sulla pietra. Sono infatti i contesti architettonici medievali che sembrano fornire il maggior numero di esemplari: chiese, abbazie, chiostri, come se detto soggetto abbia conosciuto una rivitalizzazione in quell'epoca. Ma trovare risposte certe è impresa tutt'altro che facile, mentre abbondano le domande. Che c'entrino le Crociate e i grandi pellegrinaggi  in Terrasanta? Che sia stata un segno di riconoscimento? Che l'abbiano usata e veicolata come simbolo cristico i Templari, che la incisero in verticale, con ogni probabilità, nella cella del castello di Chinon? Questo ha fatto scattare la molla nei due ricercatori di unire le forze per capire qualcosa di più. Nel libro hanno messo 37 schede approfondite dei luoghi, per un totale di oltre cento esemplari censiti, ciascuno con la descrizione del contesto in cui è inserito, perchè il merito di questo studio è la ricerca 'sul campo'. A ciascuno è riservata la sua storia e le sue curiosità, per cercare di capire se vi sia un'integrazione tra il luogo e la presenza della triplice cinta stessa in esso.

Associata e forse confusa in epoca medievale al Labirinto, correlata alla pianta della biblica Gerusalemme Celeste,  interpretata talvolta come meridiana solare, come marchio di costruttori e molto altro ancora, la provenienza geografica e temporale della triplice cinta è ancora oggi molto incerta. Dall'aleatoria e ancestrale capitale di Atlantide, Posidonia, costituita da cinque cerchi concentrici di terra e di acqua, la relatrice è passata a mostrare casi documentati dal vivo, come quello straordinario di Osimo (AN), dove nella Grotta ipogea di Palazzo Simonetti, cinque quadrati concentrici sono stati scolpiti misteriosamente in verticale sulla parete tufacea, in un ambiente carico di oscurità, di misticismo, di profonda suggestione. Poi è stata la volta di quelli di Vilminore (BG), della Valcamonica (BS), di Pulsano (FG), di Vieste (FG), di Biacis(UD), di Bulzi (SS), solo per darne un'idea. Tutti in verticale. Una presenza ubiquitaria, ma che passa  pressochè inosservata. Eppure ha divertito generazioni di persone, quando ancora giochi elettronici e computer non esistevano. Ha rivestito una pregnanza sociale importante, laddove rappresentava il gioco più economico e facile da realizzare per il volgo, che nemmeno lontanamente supponeva della sua duplice valenza. Incidere sulla pietra assumeva valore di linguaggio: affidando ad un materiale eterno il proprio messaggio, la propria opera, anche se umile, si sono tramandate ai posteri usanze e tradizioni via via dimenticate. Le sigle, le date e le iniziali che talvolta si trovano accanto (perfino dentro) alle triplici cinte ribadiscono, da parte di chi le ha lasciate, la volontà di non scomparire, di essere ricordati, di dirci “Io sono stato”!

Giulio Coluzzi ha affrontato gli aspetti filosofici e simbolici della triplice cinta, menzionando le teorie avanzate da tre esoteristi francesi degli anni Venti del XX secolo: P. Le Cour, R. Guenon e Charbonneau-Lassay, che riconoscevano il carattere simbolico e inizatico dello schema della triplice cinta. Il primo lo riteneva proveniente dalla mitica Atlantide, passato attraverso i Druidi e tutte le società iniziatiche; il secondo focalizzò l'idea di un 'centro', concetto fondamentale paragonabile all' 'omphalos' o centro sacro degli antichi, sottolineando come esso sia la sorgente del Sapere che si dirama alla periferia. Inoltre Guenon indicò nella numerologia un'ulteriore chiave di lettura, il  prodotto del ternario (i tre quadrati) con  il quaternario (il quadrato appunto), che dà origine al duodenario, espressione dello Zodiaco. Charbonneau-Lassay, non dissentendo dai precedenti, aggiunse una propria interpretazione in chiave cristiana, in cui lo schema assurge a sintesi del macrocosmo (dalla periferia al centro si avrebbe il mondo Terrestre, quello Firmamentale e quello Divino, sulla cui soglia si ferma la croce data dalla confluenza dei quattro segmenti perpendicolari(simbolo della redenzione del Cristo), poichè il mondo divino non ha bisogno di redenzione. Allo stesso modo, la triplice cinta in cui i segmenti si uniscono al centro (croce piena) assurge anche a metafora iconografica del microcosmo Uomo, formato dai tre elementi Carnale, Intellettuale e Morale, sui quali si estende sovrana la croce redentrice del Cristo. Il Coluzzi ha poi presentato diversi casi incontrati nel corso della ricerca, che suscitano ancora interrogativi, come la presenza di triplici cinte all'interno delle chiese o corredate di croci nello spazio quadrato più interno.

Concludendo i loro interventi, i due relatori hanno auspicato che sempre più persone si guardino attorno e segnalino esemplari inediti. Può esservi sempre qualcosa oltre l'apparenza, che vale quanto meno la pena di essere osservata.

Stando alla superficie delle Cose, nulla sembra nascondersi dietro di esse. Ma è proprio quando qualcuno decide di grattarla che le certezze vacillano, che le domande si moltiplicano e le risposte si ingoiano, mentre si aprono tante finestre entro le quali non solo è stimolante e curioso guardare, ma anche doveroso. E le domande del pubblico, a fine presentazione, sono servite a migliorare in ciascuno il proprio grado di percezione verso una tematica che ha ancora molto da rivelare.

  • Iseo, Sala conferenze Agriturismo “Clarabella”, 6 settembre 2009

Una seconda presentazione congiunta si è svolta ad Alatri (FR) il 21/04/2010 nell'ambito della "Settimana della Cultura". Qui il report.

 

 

 

 

 

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