I tavolieri di Rocca San Felice (AV)

                                                             (Tino Coviello)

 

Ci sono posti dove il tempo pare si sia fermato…benvenuti a Rocca San Felice. Paesino ubicato tra le  colline irpine, poco meno di mille abitanti, Rocca rappresenta uno dei borghi più suggestivi del territorio campano.

Nacque durante la storica lotta dovuta al contendersi del principato di Benevento e così, quando finirono gli anni di asperità, furono divisi i territori  che diedero vita  ai principati di Benevento e di Salerno. In quel periodo si era soliti costruire fortezze  a protezione dei propri confini e Rocca rappresentò la Vedetta del territorio Beneventano. Inizialmente vi soggiornavano solo le milizie ma in seguito si sviluppò un crescente nucleo abitativo ai piedi del Castello, tutt’ora esistente ed attualmente in fase di restauro.

Nota di rilievo storico è la Chiesa Madre Santa Maria Maggiore di cui non si conosce l’anno di costruzione ma che si fa risalire all’ XI sec., epoca in cui sorse il nucleo abitativo. Distrutta completamente a causa del sisma del 1980, fu ricostruita nuovamente negli anni successivi.

 

                  

                Scorcio del centro storico con visibili, in alto, la Chiesa Madre e, più a sinistra e più elevata, la Rocca

 

La popolazione era composta per lo più da contadini che precedentemente vivevano nella valle della famosa Mefite,chiamata così in onore della Dea stessa . Anche il poeta Virgilio ci descrive questi luoghi così misteriosi e di forte attrattiva per le popolazione dell’epoca: gli Irpini. Quest’ultimi si stanziarono nella valle, che vivevano come luogo di culto e di sacrificio alla Dea Mefite.

In passato si credeva fosse il passaggio agli inferi e si narravano leggende dettate dalla mancata conoscenza dei fenomeni naturali. Ancora oggi girano voci misteriose!

In questo luogo tutt’ora vi è un laghetto di acqua solfurea che, ovviamente, emana un forte odore di zolfo,  che rende l’aria un po’ spiacevole da respirare ma che forse rappresenta il bigliettino da visita di queste terre. E’ un po’ come il Welcome che incontriamo sui cartelloni  quando si arriva alle porte di una cittadina.

Entrati nel borgo possiamo osservare la Rocca su cui si notano i resti ben conservati della Fortificazione, ben visibili le mura di cinta. Da questa sommità ogni anno, nel mese di agosto, vi è il lancio dei rapaci che poi vengono esposti nella piazza San Felice. Qui si dà vita ad una festa molto suggestiva che ripercorre la vita medievale con costumi e musiche dell’epoca . Spadaccini che si sfidano,  popolani che ballano allegramente! Sembra davvero di essere tornati  nel Medioevo!

 

                        

                                                                La Rocca

 

Ci sarebbe tanto da descrivere e raccontare ma adesso vogliamo sostare in questa piazza, seduti su una grossa fioriera di forma ottagonale, che contorna un bellissimo Tiglio. E’ il cuore del paese odierno! Ed è proprio questa fioriera a regalarci un insieme di simboli ludici che da sempre caratterizzano la nostra vita sociale e di gioco.

 

               

                                La strttura c triplice ottagono che racchiude il maestoso tiglio

 

Scopriamo due T.C. per l’esattezza due Duplici Cinte a croce piena e con diagonali incrociate al centro. Petroglifi molto rari se pensiamo che nell’inventario raccolto da Marisa Uberti nel suo libro “Ludica, Sacra, Magica. Il censimento mondiale della Triplice Cinta”, 2012, abbiamo, ad oggi, soltanto altri pochi esempi. Almeno tre si trovano in Piemonte a Forgnengo, frazione di Campiglia Cervo (Biella), dove l’incisione è presente sulla cosiddetta “Pietra dei Tre Giochi”, un masso riutilizzato come panchina e addossato ad un'abitazione. Il petroglifo è inciso insieme ad altri due tavolieri, una sorta di Fox and geese e il "Gioco dell'Orso", per ora unico in Italia[i]. L’altro esemplare presente a Forgnengo è inciso sul muretto della chiesa parrocchiale, insieme ad altre TC, e un terzo esemplare dello stesso tipo (duplice cinta con diagonali) si trova prima dell'ucita dal borgo.  Un esemplare analogo è documentato In Francia,  nel dipartimento Seine-et-Marne (Île-de-France), nella città di Noisy-sur-Ecole, sulla Roche aux Sabots  14, in verticale.

Ora qui…a Rocca San Felice!

                                          Una delle due Duplici Cinte con diagonali

 

La prima Duplice Cinta è incisa sul secondo livello e il suo stato di conservazione è decisamente soddisfacente. Misura 17 cm x 16 cm con una diagonale di 22 cm. Il quadrato più piccolo al centro della figura misura 8 cm x 8 cm con una diagonale di 11 cm. L'altro schema, analogo al precedente e la cui foto è mostrata in apertura, si trova inciso sul terzo e ultimo livello, ed è conservato perfettamente. Queste le misure: 15 cm x 16 cm con diagonale di 22 cm. Quadrato interno di 8,5 cm x 8,5 cm con diagonale di 12 cm. Per ulteriori dettagli si invita a leggere la scheda degli esemplari, già predisposta.

 
 

Oltre alle T.C. ora descritte abbiamo scoperto tre C.S. di cui due perfettamente conservati ed uno incompleto.

 

         

                        Le frecce indicano le posizioni dei due tris e di un terzo, incompleto

 

Degli esemplari si invita a leggere la scheda apposita già presidposta.

 

Sappiamo bene che questi schemi, prima di tutto, rappresentano dei giochi a pedine[ii] che hanno caratterizzato i passatempi di generazioni prima della nostra, ma in altri casi esprimono ed hanno espresso simbologie legate a diversi aspetti della conoscenza, senza dimenticare che forse contraddistinguono luoghi di particolare sacralità tellurica. Attorno al loro significato aleggia un certo mistero e nuove scoperte aiutano sensibilmente i ricercatori coinvolti in questo studio a ricomporre il vastissimo puzzle.

Ma in una recente domenica, abbiamo incontrato Giuseppe S., geometra del Comune di Rocca che, incuriosito dal nostro osservare, misurare, fotografare  gli splendidi petroglifi, si è affiancato ed  ha iniziato a raccontare come, quarant’anni fa , lui (e prima di lui i suoi avi) giocasse con i Tris incisi sulla fioriera del Tiglio. Ci spiega il gioco per sommi capi e come, con lo scalpellino, si era soliti tracciare le linee dei nostri Centri Sacri (come amiamo chiamarli).

Noi gli chiediamo se ricorda la presenza di altri schemi ludici o simboli in punti diversi del paese ma lui fa cenno di no con la testa, ci pensa ancora un po’ e poi ci dice che i necessari lavori di ristrutturazione del borgo forse hanno potuto celare la presenza di qualche altro simbolo, ma è solo un’ipotesi.

Proprio per questo motivo invitiamo i comuni, dopo che sono venuti a conoscenza dei tavolieri presenti nel territorio di riferimento, a tutelare e a conservare questi petroglifi, magari con una semplice copertura in plexiglas. E a prescindere che si tratti di simbologie ludiche o sacrali, è importante conservare la memoria delle nostre tradizioni popolari ( grazie a chi si impegna a censirli in giro per l’italia e non solo!),

Il geometra Giuseppe continua a parlarci dicendo che il tris o il filetto non erano i soli giochi che impegnavano il tempo libero dei giovani di qualche anno fa.  C’era un gioco fatto con i tappi di bottiglia appiattiti con le pietre per renderli utili al lancio sulla pavimentazione della piazza. Un gioco improvvisato con i tacchi rotti della scarpe, lanciati a distanza senza che oltrepassassero uno scalino. Le biglie da lanciare nelle buche…  Ricordi di un tempo passato e vissuto all’insegna della, oggi rara, semplicità!

Scorgo un sorriso ed una leggera nota di malinconia negli occhi del nostro geometra- guida ed è a questo punto, che senza ulteriori racconti, ci salutiamo contenti di essere stati, anche se per pochi minuti, cittadini di un luogo incantevole pieno di storia e di tradizioni.

 

                

                                                            Bella fontana del centro storico

 

(Tino Coviello, 5 febbraio 2015)

 


[i] La segnalazione e la “riscoperta” di questi tavolieri si deve a Carlo e Luca Gavazzi (1997), che la divulgarono al grande pubblico nel loro libro “Giocare sulla pietra” (Priuli & Verlucca Editori).

[ii] Le pedine, come è stato dimostrato dalle testimonianze in diverse zone d’Italia, sono state spesso sostituite con “mezzi di fortuna” come sassolini o pezzi di legno bicolori, bottoni, ecc.  Infatti i tavolieri incisi all’aperto sembrano appartenere ad una categoria più popolare e spontanea, rispetto a quelli lignei o di materiale più pregiato che circolavano nelle famiglie nobili e nelle corti (questi tavolieri “ricchi” erano corredati di pedine apposite dello stesso materiale e a volte erano solo di rappresentanza, non furono cioè mai usati per il gioco).

 

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