Triplici Cinte nella foresta di Larchant (France)

                                                            Marisa Uberti

 

Larchant è una cittadina situata nel dipartimento Seine-et-Marne, nella regione dell'' Île-de-France; il Cantone è La Chapelle--la-Reine. Dista circa venti chilometri da Fontainebleau ed è vicina alla storica Nemours. Coordinate geografiche: 48°17’ N 2°36’E.

                                         

 

Oggi Larchant è un borgo che conta poco meno di ottocento abitanti; è compreso nel Parco Regionale francese Gâtinais, istituito il 4 maggio 1999; dal 2008, la Riserva della Biosfera du Pays de Fontainebleau et du Gâtinais Français è stata estesa a tutti i comuni facenti parte del Parco. L’altopiano del Gâtinais è situato ad occidente di Larchant ed è costituito da paesaggi variegati:

-boschi e foreste coprono oltre un terzo del territorio;

-terreni agricoli e campi in cui prevale la coltivazione di frumento e orzo per la produzione di birra;

 -sabbia e arenaria che vengono definiti “chaos”.

-Non dimentichiamo la fondamentale presenza dell’acqua, che è qui molto ricca.

Il paese è lambito da un’appendice della Foresta di Fontainebleau, che si estende verso la Valle del fiume Loing. Al centro di questi paesaggi naturali si trova una depressione circolare[1] costituita dalla Palude di Larchant (le Marais) una delle ultime del genere rimaste in Francia e che permette l’habitat ideale per diverse specie vetegali, faunistiche e avicole.

Ci troviamo dunque in un territorio paesaggisticamente assai pittoresco e variegato, con elementi unici perché si passa dalle maestose rocce di arenaria nel fitto della foresta, a dune e piste sabbiose che assumono, se investite dai raggi del sole, un colore bianco molto luminoso. Si trovano in un imbuto profondo 4 metri, la Gouffre (Voragine) di Larchant (alla costa + 64 m) e la formazione di questo spettacolare golfo –che risale al periodo giurassico - è stata oggetto di diverse ipotesi, da parte degli studiosi[2].

 

                    

                                              Crediti fotografici: Association Culturelle Larchant

 

Dato che oggi dobbiamo addentrarci nella foresta per documentare le incisioni di Triplici Cinte, è di questo ambiente che dobbiamo conoscere qualcosa di più.

Ricordiamo che stiamo conducendo un censimento sia di Triplici Cinte, che di tris e Alquerque-12 (l'alquerque come lo conosciamo in Italia, formato da tris multipli). Recentemente abbiamo intrapreso anche il censimento di un particolare tavoliere, noto come "Le pecore e il lupo" ("Fox-and-geese" in inglese). In questa foresta non sono stati trovati, ad oggi, esemplari di Alquerque-12 nè di "Fox and geese", mentre TC e Tris si, con una prevalenza netta delle prime. Diversi esemplari possono essere stati tracciati per giocare a "filetto" , e questo va detto, ma altri meritano molta attenzione per la loro posizione (inclinata o verticale), per la dimensione esigua oppure per la presenza di elementi che non hanno utilità ai fini ludici. Abbiamo dedicato una scheda a ciascun esemplare documentato, la quale è stata collegata ipertestualmente in questo articolo; per approfondire quel determinato esemplare, dunque, invitiamo a leggere la scheda relativa. In questo articolo segnaliamo in particolare quegli esemplari che propongono motivo di interesse per la loro connotazione simbolica.

 

  • La foresta e le rocce

La foresta di Larchant è costellata dalla presenza di formazioni arenarie che sono note nel mondo per la facilità con cui possono essere scalate dagli appassionati: alte dai 2 ai 10 m, presentano fessure strette e curve, punti di presa che permettono di esercitarsi anche senza corde, per le rocce più basse. Il livello di difficoltà comunque varia, fino ad arrivare agli estremi delle possibilità individuali.  

Nella foresta sono possibili vari itinerari, che sono contrassegnati da un colore differente tra loro; questa idea venne a Fred Bernik, membro del Club Alpino, che è considerato il creatore dei circuiti e dei percorsi d’arrampicata. I primi furono il percorso Blu e Rosso[3] di Cuvier-Châtillon, che si insinua attraverso il “chaos” delle rocce.

A Larchant si hanno due principali Massici:

  • quello della Dame-Jouanne, che ha le rocce d’arrampicata più alte (15 m) ed è il più celebre del massiccio di Fontainebleau. Il nome del massiccio della Signora Jouanne deriva probabilmente da Jeanne de Malicorne "Johanna Malicornia", che, nel XIII secolo deteneva i diritti in questa regione. Qui siamo al limite della signoria del Capitolo di Notre-Dame de Paris, i cui monaci erano proprietari di Larchant dal 1005 Due strade importanti si incrociavano accanto all'ostello attuale. In primo luogo l'ex Grand percorso Melun, più recentemente conosciuto come route de Recloses. E 'stato anche il percorso che collegava Larchant a Fontainebleau. Sulla roccia denominata "Dame-Jouanne 21" è stata scoperta una composizione di una TC e un Tris appaiati (v. scheda)
  • Quello del “Massif Au Diable” (il Massiccio del Diavolo), comprendente diverse grotte, che è quello che andremo ad esplorare (stando sul “percorso blu”).

Entrambi i massici rivelano cavità e grotte che hanno la caratteristica di essere incise. Da chi, ci si domanda?

Si ritiene che già l’uomo preistorico abbia trovato rifugio in queste caverne, dove si sentiva protetto e riparato, e poteva ricavare nutrimento  cacciando (cervi, cinghiali, caprioli, lepri) o mangiando i frutti della natura. L'uomo probabilmente ha –in qualche caso- istoriato le caverne, tuttavia è bene sottolineare come la pratica incisoria non abbia conosciuto soluzione di continuità e si sia protratta attraverso i millenni. Per questo oggi si tende a preservare le grotte e soprattutto le rocce incise da possibili atti di vandalismo o deturpazione, ma anche di sovra-incisione, che andrebbero ad alterare il loro “status quo”.

I massi possono talvolta assumere anche forme curiose come questa, che ricorda vagamente un gigantesco volto zoomorfo

 

  • Le incisioni

La foresta di Larchant presenta il maggior numero di cavità incise (105) del bacino di Parigi. Spicca anche per la varietà di incisioni: simboli astratti, geometrici, date, sigle, nomi e cognomi (i più antichi dei quali risalenti al 1600 fino al 1800), una cospicua carrellata di soggetti che appartengono ad un “fondo comune” diffuso un po’ in tutta Europa. Per quanto riguarda le “nostre” Triplici Cinte possiamo stare allegri: infatti sono stati censiti ben 22 esemplari nel “Golfo” di Larchant, di cui 18 sulle rocce del “Massiccio del Diavolo”, che cercheremo di documentare (insieme ai “tris”).

 

  • Escursione al “Massiccio del Diavolo” di Larchant

Questa emozionante avventura è stata possibile grazie a Stefano Pagnoncelli, traduttore e interprete bergamasco che risiede da diversi anni in Francia[4]. Tramite il dr. Claude Maumené, membro dell’Association Culturelle Larchant (ACL), abbiamo avuto l’onore di essere stati accompagnati e guidati dal presidente dell’Associazione, il dr. Michel Lepage e dal cameraman Dominique Chabaud, che ha effettuato delle riprese professionali con telecamera dotata di illuminazione perché le grotte, al loro interno, sono molto buie. E’ stato realizzato un video da parte dell’ACL, molto interessante e con una breve intervista alla scrivente, e cogliamo l’occasione per ringraziare tutte queste cortesi persone per la loro disponibilità e competenza. A Stefano Pagnoncelli va il merito di aver consentito il dialogo tra noi e gli interlocutori francesi (e viceversa) con traduzioni simultanee altrimenti impossibili.

             

             La scrivente con Stefano Pagnoncelli, Monsieur Lepage e M. Dominique Chabaud (foto A. Marchetti)

 

Il Massiccio del Diavolo (Massif au Diable) presenta numerose grotte, delle quali ne abbiamo visitate cinque, che corrispondono a quelle con il maggior numero di incisioni di Triplice Cinta.

Lasciata l’auto al parcheggio, si intraprende un sentiero pianeggiante tra alberi d’alto fusto dove il sole filtra attraverso la folta chioma. E’ come entrare in un mondo a parte, dove la frenesia della vita moderna è chiusa fuori, pur non essendovi porte o recinzioni. E’ una condizione mentale che armonizza con l’ambiente naturale che si va scoprendo passo dopo passo. Seguendo le nostre guide, scambiamo con loro le informazioni necessarie per inquadrare questo contesto, che per noi è completamente nuovo. Dopo un buon tratto di cammino, ci troviamo sul versante nord del Massiccio del Diavolo, nei pressi della conca paludosa del Marais. Giungiamo davanti all’ingresso di una spettacolare formazione geologica costituita da uno spesso tavolato roccioso trasversale, che si apre su una vasta cavità interna e buia, chiamata Roche de la Peinture (Grotta della Pittura), nome che le deriva dalla presenza di tracce di ocra su una porzione della volta. Fu scoperta nel 1959, quando vennero effettuati anche degli scavi approssimativi, i quali vennero in seguito approfonditi a livello archeologico a partire dal 1980 dall’equipe del prof. Jacques Hinout. Con questo scavo ufficiale sono stati individuati diversi strati archeologici, che hanno permesso di capire i diversi insediamenti umani qui presenti, il clima in cui vivevano quegli antenati, le loro attività. E’ emerso un lunghissimo periodo insediativo, dal Mesolitico[5] all’Età del Ferro, per continuare poi in epoca gallo-romana e nel Medioevo.

 

             

                                      Il dr. Lepage e la scrivente nella grotta de la Peinture

 

Un blocco calcareo posto all’imbocco della grotta, verticalmente, è fittamente istoriato con motivi vari e di epoche diverse: da segni considerati preistorici a sigle recenti. Scolpito profondamente sul lato superiore destro, si nota un chiaro “tris” (quadrato con otto raggi che in francese è noto come "petit merelle"), in questo caso non certo usato a fini ludici e da considerare un motivo simbolico.Un secondo esemplare. ma in orizzontale, è all'interno della stessa grotta.

 

Su questo masso calcareo abbiamo anche notato una curiosa incisione che ci ricorda un fungo, esattamente un' "Amanita Muscaria" (riconoscibile per la presenza di puntini sulla cappella; altri "puntini" sembrano scendere dal fungo, indicando forse le spore). La presenza di questo elemento, in fase di studio da parte di un nostro collaboratore etno-micologo, potrebbe far pensare alla pratica di alcune culture preistoriche- o meglio di alcuni capi-clan (sciamani) -di cibarsi con dosi opportune di questo fungo, che dà alterazioni di coscienza, considerate un ponte di comunicazione con il trascendente e necessarie allo sciamano per i suo viaggi astrali. Questa proprietà del fungo, potrebbe aver indotto a rappresentarlo sulla roccia?

                             

 

Le Triplici Cinte. Nella grotta abbiamo potuto documentare 4 esemplari (v. scheda). I più interessanti sono, a nostro avviso, quelli mostrati nella figura sottostante:

                  

Come già descritto nella relativa scheda, si tratta di una Duplice Cinta e di una Triplice Cinta, una accanto all'altra, di dimensione notevolmente diversa (15,7 la TC e 7 cm la duplice cinta). Hanno una proporzione armonica, ed entrambe sono sormontate da un elemento che, prolungandosi dal segmento mediano dello schema, termina in una sorta di "asterisco" o "stella" a otto punte. Una figura triangolare (che la mediana taglia verticalmente) con la punta rivolta verso il basso tocca il lato del quadrato più esterno della duplice cinta mentre è staccato di qualche centimetro nella TC dove, poi, non assume caratteristiche di un triangolo, come si vede bene dalla foto. Osservando meglio la figura sopra la duplice cinta, si potrebbe anche individuare un triangolo con la punta rivolta verso l'alto (Terra e Cielo), tuttavia -sul posto- non ci è sembrato che le punte dell'asterisco appoggino sulla base del triangolo "inferiore", per cui dobbiamo considerare disinti i due elementi. Che cosa significano? Ufficialmente sembra che vengano identificati come attributi di un Mulino (un nome del gioco del filetto è "Mulino" o "tavola mulino") ma è difficile condividere questa ipotesi. Di sicuro ai fini ludici non servono affatto, poichè lo schema è già completo; si direbbe che chi ha eseguito la TC abbia realizzato anche la piccola duplice cinta accanto (sulla quale è tra l'altro arduo immaginare che si voglia fare "filetto"...), perchè presentano tecniche simili, profondità dei solchi simili, e simili simbolismi nella parte superiore. In chiave filosofica ci chiediamo se si tratti di una evoluzione concettuale tutta da interpretare. La stella (o asterisco) può essere intesa come "spirito" che entra (direzione del triangolo verso il basso), nella materia. Allorchè questa si struttura (divenendo Triplice Cinta) e ridona lo "spirito" (un'operazione in qualche modo "alchemica"), fissandolo nella pietra. E' solo una considerazione personale.

Poco più a destra, sopra il lato del medesimo quadrato della TC, si nota un segno grossolanamente cruciforme. Particolari sono dei segmenti tracciati diagonalmente sullo schema (ma non sulla Duplice Cinta), come in un tentativo di cancellarla? Qualche coppellina (ma forse dovuta a colpi di un oggetto a punta arrotondata) si apprezzano sulla superficie della TC stessa.

                

Le frecce indicano i segmenti tracciati diagonalmente sullo schema, forse tentativi di deturpazione? Non sono presenti sulla duplice cinta accanto, ma li abbiamo documentati su altri esemplari incisi su diverse rocce del massiccio (non può essere un caso)

 

Per gli altri esemplari di questa grotta rimandiamo alla relativa scheda.

Grotta Moreau. Il nome della caverna deriva dalla scritta che si legge all'imbocco: MOREAU, è scritto proprio in questo modo. Le prime quattro lettere in caratteri capitali di dimensione maggiore e le ultime due più in piccolo (come mostra la foto). L'autore (probabilmente di cognome Moreau) ha inscritto una croce nella lettera O, che incuriosisce; sotto c'è una data:1854.

                         

 

Nella grotta abbiamo potuto documentare sei Triplici Cinte, alcune molto ben visibili e altre molto meno. Inivitiamo a visionare la scheda già predisposta in questo stesso sito. Ci soffermiamo, invece, sui due "centri sacri" (non usiamo la parola tris perchè qui è evidentemente impossibile giocare) incisi in verticale, di circa 4 cm, su una superficie angusta della roccia.

            

 

E' pur vero che sulla stessa "lavagna di pietra" troviamo altre incisioni (nomi, frasi, la data 1677 e 1841), ma i due esemplari nemmeno si vedrebbero, se non ci fossero stati indicati dagli amici dell'ACL. La zona infatti è immersa nell'oscurità (è necessaria una torcia), l'ubicazione è in fondo alla parete, alquanto scomoda per andarli ad incidere e certamente impossibile per giocarvi (a meno di avere pedine che sfidino la forza di gravità!). Uno dei due (quello a sinistra) è stato eseguito rispettando una certa proporzione, l'altro -che gli è accanto, anche se separato da una decina di centimetri - appare più disorganizzato. Per ulteriore descrizione vedasi la scheda relativa.

Segnaliamo che su almeno un paio di Triplici Cinte di questa grotta abbiamo notato gli stessi segmenti diagonali sovraincisi agli schemi che potrebbero, in via dubitativa, essere dei tentativi di deturpazione:

 

Grotta del Diavolo. Questa grotta fu abitata da una persona di Larchant, che decise di vivere qui per 43 anni!  Alcuni segni (tipo "segni di lama") sono profondamente incisi all'ingresso della grotta e la tradizione leggendaria li considera artigli lasciati dal diavolo! Bellissima una "petit grille" (piccolo griglia) scolpita con cura e certamente non per scopi ludici. Non ci sono TC in questa grotta ma forse, all'uscita, su uno sperone di roccia, qualcosa di simile (e in verticale), si nota...(v. scheda relativa).

Grotta del Diavolo 1. Per questa grotta, che presenta più di un esemplare di Triplice Cinta, menzioniamo l'esemplare profondamente scolpito nella roccia, in orizontale, con le diagonali, che sono elementi rari da trovare in questo contesto (infatti è l'unico che abbiamo documentato durante questa escursione), v. scheda relativa.

Inoltre, segnaliamo ancora un esemplare su cui è stato sovrainciso un segmento diagonale, forse per deturparlo:

                                  

Altro esemplare interessante è il seguente, che presenta -tra il quadrato esterno e quello più interno- una specie di "losanga", potrebbe essere interessante da approfondire; altri segni si osservano sul medesimo schema e capire se siano coevi allo stesso oppure posteriori (o segni precedenti) è difficile:

                                 

Sulla roccia che vediamo nella foto sotto, in una delle grotte visitate, abbiamo trovato degli esemplari interessanti.

 

Sembra di poter distinguere un Tris, ma sovrapposto vi è uno schema di Triplice Cinta (v. scheda), dalle dimensioni notevoli (35 cm circa),accanto al quale -sulla destra- c'è un altro esemplare, ma molto piccolo. La grande TC mostra angoli arrotondati. Anche in questo caso, la funzione ludica appare compromessa...

                

 

  • La fontana di Saint Mathurin

Le nostre solerti guide hanno pensato bene di portarci a vedere uno dei punti più venerati di Larchant, situato proprio nella vegetazione forestale: la fontana di Saint Mathurin, una costruzione in pietre evidentemente rimaneggiata, munita di recinzione e sormontata da una croce di ferro. Il suo significato devozionale è altissimo; non vi sono Triplici Cinte incise ma l'impronta di un piede: quello del santo titolare, di cui andiamo subito a raccontare la storia.

                                  

                                                              L'ingresso alla fonte

 

Larchant è unita indissolubilmente al suo patrono, un santo per nulla noto in Italia[6], di nome Mathurin. Singolare è che il fumetto di Braccio di Ferro (Popeye), nella sua edizione francese degli anni ’20 del XX secolo, si chiamava Mathurin, curioso, no? Questo santo è patrono dei marinai.

La vita di Saint Mathurin è collocata al tempo dell’imperatore Massimiano. La prima menzione di questo santo si trova nel Martirologio di Usuardo che, mentre era monaco bibliotecario a Saint-Germain-de-Prés a Parigi, ricevette l’incarico da parte di Carlo il Calvo, di stilare un martirologio o “catalogo dei santi”, intorno all’ 858 circa (Usuardo morì nell’ 877) ed è così che troviamo citato Mathurin. Ma egli nacque molti secoli prima, intorno al III secolo d.C., nei pressi di Larchant, da Marin (il padre) ed Eufemia (la madre), che lo avevano cresciuto nel rispetto della religione di Cristo, nonostante il papà fosse al servizio dell’imperatore, che perseguiva i cristiani.

La leggenda racconta che il giovane Mathurin faceva il pastore e frequentava regolarmente la foresta di Larchant. Tra le rocce trovava appigli per fissare le sue mucche (e chissà, magari avrà anche lasciato qualche incisione, visto che –come abbiamo potuto vedere- la foresta ne è piena); qui passava molto del suo tempo e sua madre gli portava cibo e bevande. Ma un giorno più caldo del solito, la donna fu colta da un malore, dopo aver raggiunto la collina. Mathurin si disperò perché non aveva un goccio d’acqua per rianimarla. Che fare? Sulle prime di lasciò prendere dal panico, poi si ricordò della storia di Saint Gengoult, del quale però non aveva la lancia e non ricordava le parole profetiche. Allora battè il piede a terra e non ci fu bisogno d’altro: la terra, messasi a tremare, si aprì in una piccola fessura dalla quale sgorgò acqua. Si affrettò così a darne da bere alla sua mamma che, poco dopo, si riprese e lo ringraziò. Pochi anni dopo, a quella stessa fontana battezzò Costanzo, il padre di Costantino, e fu orgoglioso di mostrargli l’impronta del piede che aveva fatto emanare la sorgente (Costantino sarà poi l’imperatore che darà libertà di culto ai cristiani).

                        

              L'impronta del piede di Mathurin, ancora oggi visibile e parte integrante della leggenda

 

Mathurin si fece sacerdote del Signore a vent’anni e la sua fama di sant’uomo doveva essersi diffusa ovunque se, ad un certo punto, l’imperatore in persona lo fece scortare a Roma da due suoi emissari affinchè andasse a curare la propria figlia, ritenuta tormentata dal demonio. Dove le arti magiche non riuscirono, ecco che invece Mathurin operò la guarigione della ragazza e di molti malati che si presentarono al suo cospetto. Per questa sua prodigiosa facoltà, l’imperatore lo trattenne tre anni a Roma, fino alla sua morte, avvenuta (secondo tradizione) alle Calende di Novembre (1 del mese). Mathurin aveva espresso il desiderio di essere sepolto nella sua terra natia, a Larchant, ma questa volontà non venne rispettata e fu tumulato a Roma. Però il suo corpo emerse dalla terra, con grande stupore di tutti, così l’imperatore si decise ad acconsentire al trasferimento della salma a Larchant, dove sulla sua sepoltura cominciarono a fiorire miracoli, che diedero origine ad un intenso pellegrinaggio medievale. Dal III al IX secolo, tuttavia, quando Usuardo lo cita nel suo Martirologio, ci potrebbe essere un “buco”, un vuoto storico.

La tomba di Mathurin era molto venerata perché ritenuta in grado di operare guarigioni, come il santo aveva fatto in vita. Vi affluivano malati di ogni tipo, sia nel corpo che nella mente, indemoniati, “pazzi”, epilettici (ci dicono le cronache). Attualmente non rimane più nulla; si sa che il luogo doveva trovarsi di fronte alla Basilica di Larchant

Un punto importante a Larchant è il cosiddetto calvario “Tre Croci”, una tappa importante del pellegrinaggio di Saint Mathruin, il "Tour del Santuario". La folla di pellegrini, dall'alba al tramonto, compiva un ampio percorso nei villaggi circostanti (Chevrainvilliers, Verteau, Guercherville Garentreville, Burcy, Fromont, Rumont, Amponville, Jacqueville la Chapelle-la-Reine, Bessonville , Busseau). La processione si riuniva alle Troix Croix prima di tornare alla chiesa.

                     

                                   Uno scorcio della Basilica di St. Mathurin a Larchant

 

  • Ipotesi e conclusioni

L'avventura nella foresta di larchant resterà per noi indimenticabile. Ogni grotta è stata la "scoperta dell'America", di una dimensione che appartiene a se stessa, e che è intrisa di testimonianze vibranti di individui vissuti in un determinato momento, che hanno voluto lasciare (anonimamente o firmandosi) una traccia del loro passaggio. Dal semplice segno all'elaborata scultura, sono tutti degni di attenzione e sappiamo che ci sono studiosi che le hanno mappate e se ne sono presi cura. L'ACL si prefigge, tra i suoi scopi, anche la tutela e la salvaguardia dei "nostri" filetti, e credetemi, quando ripenso a quelle Triplici Cinte nel buio delle caverne, a centinaia di chilometri di distanza da qui, rivedo quelle sentinelle accanto ad esse, e provo un senso di gratitudine per loro. Sento che hanno la stessa passione che ho io e questo mi fa avere fiducia. Entrare nella dimensione della grotta e avere il privilegio di vedere questi esemplari, preclusi ai più, è stata un'emozione, ci ha fatto provare un entusiasmo che per noi viene prima delle fatidiche domande: quando, chi, perchè li ha incisi?

Domande che poi, a freddo, dobbiamo necessariamente porci. Fermo restando che non conosciamo l'epoca di esecuzione delle Triplici Cinte che abbiamo preso in esame, dobbiamo chiederci chi possano esserne i fautori e con quale intento, ma sono interrogativi che si ripropongono sempre, specialmente quando gli esemplari non possono definirsi completamente e semplicemente "giochi" o se ne discostano nettamente [7].

Nei casi in esame dobbiamo considerare che essi siano:

  • Tavolieri da gioco, e questo può valere per gli esemplari incisi su superifici piane e di dimensioni adeguate
  • Segni cristiani da contrapporre alle incisioni "pagane" o pre-cristiane presenti nelle grotte (preistoriche, celtiche, ecc.), una sorta di esorcizzazione. Viceversa sappiamo che le TC erano note a partire dal mondo romano e ci sono casi in cui esse hanno subito tentativi di cancellazione, perchè ritenute "pagane" (anche alcuni esemplari visti in questo articolo, mostrerebbero tentativi di deturpazione, ma non tutti)
  • Simboli magico-protettivi. Trovarsi in una grotta come quelle visitate, suscita nell'animo umano varie sensazioni. Il simbolo del triplice quadrato concentrico inciso sulla roccia poteva essere la rappresentazione di una sorta di talismano contro i pericoli; rendere innocua una roccia oppure contrassegnarla perchè ritenuta di particolare valenza (sacra?)
  • Simboli di pellegrinaggio, che in qualche modo ricalcassero la struttura della Gerusalemme Celeste, il Tempio interiore da costruire superando le prove della vita terrena (iniziatiche) a modello di Cristo, per raggiungere la Città ideale celeste

Parlando di pellegrinaggio, dobbiamo parlare di Cavalieri Templari che, a Larchant, erano proprietari di case, fattorie, terreni, cappelle che, alla soppressione del loro Ordine, passarono agli Ospitalieri (poi divenuti Cavalieri di Malta). Anche se delle loro due Commende non rimane praticamente nulla, i documenti parlano chiaro e si è ricostruito del tutto dove si trovavano, l'anno di acquisto, e il loro destino. in un articolo a parte, abbiamo visto come, nel Medioevo, Larchant fosse al centro di un intenso traffico di persone, pellegrini, viandanti, merci. La  presenza Templare  (e Giovannita poi) era giusitifcata anche da questo afflusso continuo e ininterrotto di devoti sul Cammino di Santiago (che a Larchant aveva una variante) e che, nel tempo, finì per sovrapporsi al cammino verso le reliquie di Saint Mathurin. La splendica basilica a lui dedicata, gigantesca per le dimensioni del paesino, testimonia il periodo d'oro che Larchant conobbe nel Medioevo (le stesse maestranze della cattedrale di Notre-Dame di Parigi lavorarono contemporanenamente alla basilica di St. Mathurin di Larchant). Nella foresta passava un sentiero di pellegrinaggio. Dobbiamo pensare, tuttavia, che in ogni tempo qualcuno sia passato dalla foresta, anche in tempi meno remoti, vedi le incisioni di date dei secoli XVII-XVIII-XIX. Inoltre, durante la II Guerra Mondiale, alcune grotte offrirono rifugio alle persone che forse, in mancanza d'altro, non trovarono di meglio che ingannare la paura e le lunghe giornate giocando a filetto. Ma non tutti gli esemplari documentati si prestano al gioco, e sono in odore di simbolismo.

A conclusione di questa visita interessantissima a Larchant e nella foresta demaniale dobbiamo chiederci però se le Triplici Cinte abbiano “qualcosa a che fare” con il pellegrinaggio medievale, con i Templari e con i Giovanniti, che altre volte abbiamo trovato in correlazione con esse. Ricorderemo la Tomba di Jean Grivel (Cavaliere Giovannita), purtroppo chiusa nella Commanderia dell’Ordine a Lavaufranche, che presenta 80 TC dipinte sulla volta e in verticale (qui il gioco non c’entra proprio!), o alcune Triplici Cinte che sono state documentate su percorsi di pellegrinaggio (Via Francigena, per esempio), messi in relazione con un sovrapponibile percorso templare (a mio avviso anche Giovannita), dove c’erano pellegrini, c’erano gli Ordini monastico-cavallereschi deputati a proteggerne e garantirne il transito. Le vicende dei Cavalieri del Tempio, come in ogni parte d’Europa, terminarono con l’abolizione dell’Ordine nel 1312 e tutte le proprietà passarono -per disposizione pontificia - ai Giovanniti, divenuti poi Cavalieri del Sovrano Ordine di Malta.

 

                       

                               Formazioni rocciose nel Massiccio del Diavolo a Larchant

 

A Larchant abbiamo Templari, Giovanniti, Pellegrini in grande afflusso e grotte, tante grotte piene di incisioni e con 22 Triplici Cinte documentate, più svariati “Tris” in verticale: possiamo fare “2+2” (cioè Triplice Cinta= Cavalieri Templari)? Impossibile rispondere o, almeno, chi scrive non può farlo, non avendo alcuna certezza.

Sia chiaro: che i Templari abbiano inciso le Triplici Cinte nelle grotte non mi stupirebbe, erano praticamente di casa, in quei luoghi, che dovevano tra l’altro proteggere e controllare. Inoltre, non è escluso, a mio avviso, che abbiano anche potuto cercare un rifugio in esse, quando il re Filippo il Bello decretò l’arresto in massa di tutti Templari di Francia. Facendo 2+2, allora la roccia può diventare messaggera di chissà quali “testamenti” templari, come si vorrebbe sia accaduto nella cella di Coudray a Chinon, ma perché non una semplice compagna per ingannare il tempo, giocando un po’ a filetto? Che poi il gioco, nella mentalità dell'Uomo medievale di una certa cultura, era altro che un passatempo (era strategia, era il campo della vita stessa).

I Templari conoscevano sicuramente lo schema (e vi giocavano), così come la dama, gli scacchi, ecc.,come lo conoscevano i Giovanniti e probabilmente, nel Medioevo, come tre quarti della popolazione (escludendo neonati e inabili per l’età!). I Templari usarono la TC come supporto simbolico? Può darsi, magari solo una certa elite, e quella ristretta cerchia potrebbe aver attribuito alla Triplice Cinta una valenza filosofica, teologica, esoterica (solo per pochi). Ma chi può avere una certezza per ogni singolo esemplare?  Abbiano dedicato capitoli interi, a questo argomento, nei nostri libri, senza trovare una prova incontrovertibile. Tanti indizi fanno una prova, si dice, e qui a Larchant abbiano individuato tanti indizi. Ma le prove?

Io devo fare la parte del diavoletto, per incoraggiare un metodo di giudizio serio. A seconda di come un ricercatore si pone, le valutazioni possono spaziare ed assumere connotazioni molto divergenti; la cosa che riteniamo corretta è anzitutto prendere atto degli esemplari e del loro contesto, senza spingerci in interpretazioni che potrebbero fuorviare. Le ipotesi, tuttavia, sono lecite, come più che lecito, anzi doveroso, è osservare  quegli elementi più particolari che potrebbero escludere l’intento ludico (verticalità, dimensione, sproporzione, simboli a corredo). Perché- dopo aver dedicato un intero capitolo nel mio ultimo libro sulla Triplice Cinta –che non si tratti solo di un gioco spero sia chiaro.

Spero anche che questo non folgori le menti e che si mantenga sempre una dose di cautela, di saggia prudenza, quella che deriva dalla conoscenza di un argomento, e che limita un po’ il rischio di prendere degli abbagli.

 

Argomenti correlati a Larchant nelle nostre ricerche:

 

[1] Il cui diametro di base varia da 61-66 m ed il suo ciclo di fluttuazione dei livelli varia ogni circa 15 anni, cambiando nel corso dei secoli

[2] Invitiamo il lettore interessato ad approfondire a questo link

[3] Ci sono poi il percorso Viola

[5] Di questo periodo, in cui Larchant aveva un clima mite e la foresta era dominata da piante di castagno, sono stati trovati gusci di nocciole carbonizzate nei resti delle abitazioni, datati a 7.000 anni prima di Cristo. Sono stati scoperti anche strumenti in selce e resti di animali

  [6] Il culto di San Mathurin è ampiamente sviluppato al di fuori di  Larchant, soprattutto nella parte occidentale della Francia, Normandia, Bretagna, Maine, Anjou, Touraine, Poitou, Aunis, Saintonge e Angoumois. Non si è chiarito molto bene come mai si sia sviluppato soprattutto al Nord, forse in relazione ai monaci Trinitari o Maturini (Maturens, in francese), che avevano frequenti contatti con l’Atlantico e la Manica, ma essi “compaiono” a partire dal XIII secolo, mentre il culto a questo santo era già attestato precedentemente. I Trinitari presero il nome di Maturens perchè gestivano (almeno dal 1209) la cappella e il convento parigino di Saint-Mathurin, nel Quartiere Latino, dov'erano conservate la maggior parte delle reliquie del santo taumaturgo (le altre erano conservate a Larchant). Quel convento doveva essere molto importante perchè le Assemblee dell'Università si svolgevano nei suo chiostro (realizzato nel 1219) fino al 1764; la biblioteca contava tra i cinquemila e i seimila volumi. Del complesso non restano che pochi avanzi, su Rue de Cluny a Parigi, ma esiste ancora la Via dei Mathurens. L'Ordine della SS. Trinità e della Redenzione degli schiavi (questo è il nome completo), ancora esistente come ordine mendicante  pur se riformato rispetto alle origini, fu approvato con bolla papale di Innocenzo III nel 1198. Il suo fondatore fu il francese Giovanni di Matha (1154-1213), e co-fondatore è considerato San Felix de Valois. Curioso il cognome del primo, Matha, che ha la stessa radice di Mathurin.

  [7] Vedi il capitolo "Aspetti simbolici della Triplice Cinta" in "Ludica, Sacra, Magica. Il censimento mondiale della Triplice Cinta" (ilmiolibro, 2012)

 

Argomento: Triplici Cinte nella foresta di Larchant

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