La Ricerca sulla Triplice Cinta (Marisa Uberti)

(dal mio ultimo saggio "Ludica, Sacra, Magica. Il censimento mondiale della Triplice Cinta", 2012 [1])

 

La letteratura disponibile sulla Triplice Cinta porta ad evidenziare due scuole di pensiero: quella che la ritiene un gioco e quella che la considera un simbolo. Ora, dopo tanti anni di ricerca, riteniamo che non si possa indagare senza considerare entrambi gli aspetti, che si intersecano e si complementano. Nell’antichità e anche in seguito nelle colte elite, i giochi di abilità e strategia non sono mai stati affrontati con leggerezza. "Ogni gioco rappresenta un problema di conoscenza per il quale dobbiamo trovare una soluzione adeguata", dice Josè Luis Echeveste ne "Las claves ocultas de los juegos" (La chiave occulta dei giochi). Lo vedremo meglio nello svolgimento di questo saggio.

In Italia la Ricerca intesa ad investigare la Triplice Cinta è in pieno svolgimento, specialmente per quanto riguarda l’ambito simbolico, che rappresenta una delle sue valenze. Ma è molto probabile che chi si accingesse a digitare con i moderni motori di ricerca virtuali il termine "Triplice Cinta", incappi invariabilmente nei soliti pochi siti web che ne parlano. Tuttavia è sufficiente spostarsi nel campo ludico, che maggiori risultati sono garantiti. Facendo di necessità virtù, bisogna pertanto includere una certa dose di furbizia, tenendo presente che questo nostro soggetto è più noto come tavoliere da gioco [2] che come potenziale simbolo sacro o magico, dunque bisogna impostare il motore di ricerca con dei criteri che l’esperienza insegna.  Alla Triplice Cinta (tipo a) popolarmente sono stati attribuiti nomi differenti: filetto, mulino, mulinello, smerelli, trija, grissia, tela, marredda (antico nome usato in Sicilia). E chissà con quanti altri epiteti è conosciuta a livello regionale o in realtà ancora più piccole. All’estero, poi, il nome si trasforma sensibilmente, passando dal francese merelle al Nine men’s morris degli inglesi e al Műhlerbrett tedesco mentre in Spagna la Triplice Cinta è chiamata alquerque de nueve (quadrato di nove), il tris (tipo b) è chiamato alquerque de tres (quadrato di tre) e l’ alquerque (tipo c) è detto alquerque de doce (quadrato di dodici), in base al numero di pedine usate e alla regola adottata. Da rilevare che il mettere tre pedine in fila, scopo del gioco del tris, detto anche tres-en-raya dagli spagnoli, prevede per questi ultimi di dire ad alta voce i nomi della Trinità. Chiaramente ci dev’essere un motivo recondito (v. cap. 3.7).

Anche se sembra un fatto trascurabile, l’etimologia è di fondamentale importanza poiché cercando con un nome anziché con un altro, si rischia di non trovare assolutamente nulla e pensare che nessuno se ne occupi mentre le cose sono ben diverse. Utilissimo ai fini di reperire il maggior numero di dati è dunque sapere la denominazione che localmente si dà al nostrano filetto, poiché cercando con il nome esatto, si apriranno mondi inaspettati. Unica fatica è tradursi i rispettivi lavori in inglese, in spagnolo, in francese o in tedesco, ma con una buona dose di volontà e con dei buoni dizionari, non sarà certo un grosso ostacolo alla conoscenza.

 

                        a                                          b                                              c

 

Dal 2008 il mio lavoro di catalogazione si è arricchito di una ulteriore novità (oltre cioè i sopralluoghi e la ricerca bibliografica): la creazione di una scheda predisposta in campi per la compilazione, tramite la quale si è instaurato un  feed-back tra chi scrive e i lettori del mio sito web, che ha incrementato il censimento. Si presenta qui il modello fac-simile:

 

                    CENSIMENTO DELLA TRIPLICE CINTA

Attenzione: in caso di più esemplari, compilare più schede e inviarle all’indirizzo e-mail info@duepassinelmistero.com

Dati di chi segnala:

Nome e cognome……………………………………………………............................................

Recapiti o casella e-mail per contatti……………………………………………………………...

Dati sul ritrovamento:

Località…………………………………………………………………………………………..

Provincia……………………………………. Regione………………………………………….

Nazione (se diversa dall’Italia)…………………………………………………………………...

Tipo di edificio: Civile Religioso Altro (specificare)………………………………………………..

Breve descrizione del contesto

(facoltativa ma gradita):…………………………………………...

Posizione della Triplice Cinta Orizzontale Verticale Altro (specificare)………………………………….

Misure: …………………………………………………………………………………………

Allego foto: Si No (se si, spedire separatamente non superando i 200 KB per ogni allegato)

Se non c’è una fotografia o un disegno chiari, è indispensabile specificare se l’esemplare ha 3 o più/meno quadrati concentrici:…………………………………………e se è con diagonali con foro centrale Altro (specificare)…………………………………………………………………………………………………………....

Presenza di altre incisioni/graffiti o caratteri grafici

(simboli, numeri, lettere, segni, etc.) vicini: Si No Se si, quali? Descrizione……………………………………………………………

Ci sono testimonianze orali, localmente, di chi ricorda di avervi giocato?

Si No Non so

Ci sono nomi specifici locali per questo schema?

Si No Se si, quali………………………

Note ulteriori libere………………………………………………………………………………..

MOLTE GRAZIE PER AVER COLLABORATO AL NOSTRO CENSIMENTO

 

Il modulo è scaricabile da questo sito (Word, peso 35 KB) ed è corredabile con materiale iconografico. In diversi casi chi ha segnalato ha dimostrato una notevole competenza, inserendo dati che non erano nemmeno previsti dal modulo e/o impressioni personali evocate dal luogo del ritrovamento, mostrando un coinvolgimento entusiastico al presente studio.

      

Il saggio si compone di due parti e di due Appendici. Metà dell’opera è occupata dal censimento mondiale, un lavoro di catalogazione integrale che rappresenta un’assoluta novità in quanto, fino ad oggi, esistevano solo inventari frammentari. Per la prima volta, inoltre, si presenta al pubblico un’analisi grafico-statistica che consente di fare il punto della situazione, da cui partire per futuri ampliamenti.

  • La prima parte consta di quattro capitoli. Nel primo è presentata una complessa, minuziosa e laboriosa ricerca incentrata sulle testimonianze archeologiche a disposizione, che cercherà di far luce sul passato e sulle diverse culture che lo hanno animato, facendo cadere alcuni "luoghi comuni" in merito all’età, ragguardevole ma non troppo, di questa incisione non figurativa e molto diffusa sia nell’arte rupestre che in architettura. Nel capitolo successivo indagheremo nelle pieghe del medioevo europeo, quando il simbolico gioco conobbe il suo massimo risveglio ma anche il rogo, cercando di capirne le motivazioni. Entreremo poi nel vivo di un’annosa questione che riguarda i Templari andando nel castello di Chinon, dove, anziché certezze, sono sorti molti dubbi. Nel terzo capitolo affronteremo invece numerosi contesti dai quali è emerso che questo schema ludico ha assunto potenti significati simbolici, molto più importanti di quanto si creda. Cosa ha a che fare la Triplice Cinta con la morte di Gesù? Perché un cavaliere Giovannita del XV secolo ne fece dipingere accuratamente ottanta sulle pareti e sulla volta della propria cappella funeraria, per di più intercalate da un misterioso motto? Come mai il ciambellano del re di Francia Philippe du Moulin la fece inglobare tra le mura del proprio castello in Sologna? E perché troviamo una Triplice Cinta, in verticale, sul trono dove vennero incoronati trentadue sovrani del Sacro Romano Impero? Perché in Sri Lanka è chiamata il "gioco perfetto di Dio"? E per quale ragione troviamo molteplici quadrati concentrici su recipienti per il bagno dei neonati nella tribù Fulani della Nigeria? Questo ed altro attende di essere scoperto e chiarito tra le pagine di questo libro. Il quarto capitolo è dedicato al valore sociale del soggetto, nonché al problema della sua tutela e conservazione. Nella parte finale del capitolo vedremo infine come la Triplice Cinta abbia opportunamente saputo rinnovarsi per giungere fino ai giorni nostri, dove (al di fuori dell’uso ludico) essa sopravvive sottoforma di un ricorrente elemento decorativo apparentemente inosservata, ma alla stregua di un messaggio subliminale.
  • La seconda parte è integralmente dedicata al Censimento mondiale [3]. Esso è stato realizzato sia grazie alla bibliografia che ai nostri sopralluoghi, ma anche alle segnalazioni di diverse attente persone. La struttura è a tabelle e sono stati considerati esemplari di Triplice Cinta (con le sue varianti), di tris, di alquerque, di tavolieri circolari, coppelliformi, a scacchiera, dove segnalati in associazione con la Triplice Cinta. La Tabella 1 è dedicata all’Africa, con i pochi esemplari che abbiamo potuto raccogliere; le Tabelle 2 e 2bis sono relative, rispettivamente, agli esemplari dell’America Settentrionale e Meridionale; la Tabella 3 è relativa all’Asia e al Medio Oriente; la Tabella 4 è relativa all’Europa (senza l’Italia); la Tabella 5 è dedicata esclusivamente all’Italia, che ha rivelato il maggior numero di esemplari in assoluto. Ciascuna Tabella è composta di 6 colonne, corrispondenti ai seguenti criteri informativi:
  • Nazione (per la sola Italia, nella prima colonna, si troverà il nome della Regione)
  •  Località (città o paese)
  • Sito (contesto e substrato in cui si trova l’incisione)
  • Ubicazione (ovvero la posizione: orizzontale, verticale, obliqua, etc.)
  • Modello, che viene presentato iconograficamente per ciascun contesto, con accanto il numero di riferimento da potersi consultare nella relativa Appendice 1. Sono stati catalogati 100 tipi di modelli, numerati da 00 a 99; il tipo di modello è preceduto dal numero di esemplari che si trovano in quel contesto (se è singolo non è stato indicato alcun numero);
  • Associazione (con simili graffiti e/o incisioni o altri elementi caratteristici da segnalare).

I numerosi casi di esemplari o posizioni "non note" si devono al fatto che per essi non si dispone di ulteriori informazioni e il dato è tramandato dalla bibliografia tal quale; il lettore vedrà che alla ricerca attiva corrisponderà invece la completezza dei dati, in molti casi comprensivi anche di misure e di dettagli circostanziati.

  • L’Appendice 1 raccoglie tutti i modelli censiti, dallo 00 al 99
  • L’Appendice 2 è riservata ai grafici e all’analisi statistica sia qualitativa che quantitativa, i quali permettono di acquisire un quadro sintetico ed efficace della situazione attuale di ricerca. Quante Triplici Cinte ci sono nel mondo? E nella sola Europa o in Italia? Qual è il modello prevalente? E la posizione più frequente da trovare? Quali sono i contesti in cui ne sono state trovate di più? Sono alcuni dei dati che i grafici hanno cercato di esplicitare. Si tratta di undici grafici che riguardano tutto il mondo (parte A); la sola Europa (parte B), l’Italia (parte C).

Le note bibliografiche sono state apposte alla fine di ogni Tabella di censimento per facilitare la loro consultazione. In queste note sono indicate tutte le fonti di riferimento per un dato esemplare, siano esse letterarie, da web, da visita diretta o da segnalazione di terzi (che in quella sede ricevono singolarmente i nostri ringraziamenti). La bibliografia finale rimanda invece ad alcuni lavori utili per intraprendere lo studio della Triplice Cinta. Nel testo sono stati poi intercalati dei pannelli (box) al fine di mettere in evidenza taluni concetti o per approfondirne altri. Sono caratterizzati da un colore diverso per ciascun capitolo.

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[1] Rperibile per la vendita solo al link http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=859355 . E' disponibile anche nell'economico formato e-Book per Narcissus Self-Publishing su UltimaBooks e in tutti i maggiori e-store

[2] Lo scopo da raggiungere è infilare tre pedine in fila (verticale, orizzontale o diagonale). I giocatori sono due, ciascuno dotato di nove pezzi di colore diverso da quelli dell’avversario; la partita inizia con le pedine fuori dallo schema di gioco. A turno, gli sfidanti appongono la prima pedina su un punto qualsiasi della Tavola da gioco, all’incrocio delle linee di congiunzione dei tre quadrati concentrici o al vertice. Procedono così, tenendo presente che dovranno badare sia a bloccare i tentativi avversari di mettere tre pedine in fila, che a metterle, invece, essi stessi in fila (realizzando un tris). Se il giocatore riuscirà a mettere tre pezzi contigui, in qualsiasi direzione consentita dallo schema, potrà togliere (mangiare) una pedina al suo avversario, che non potrà più reintrodurla. Il tris realizzato è inoltre immune da qualsiasi altra mossa, cioè non potrà più essere eliminato. Le pedine si possono spostare seguendo regole precise: su un incrocio o vertice libero adiacente. Quando un giocatore rimane con solo tre pezzi, gli è consentito di muovere il proprio pezzo in qualsiasi posizione, anche non adiacente alla posizione di partenza. La vittoria l’avrà il giocatore che sia riuscito a lasciare l’avversario con meno di tre pedine giocabili

[3] Censimento mondiale che continua ad essere aggiornato su questo sito, appositamente creato come Centro Studi Triplice Cinta

Argomento: La Ricerca sulla Triplice Cinta

Triplice cinta

Pietro | 30.08.2017

Avrei un graffito su un capitello di XIII-XIV sec. da segnalare. E' ancora aperto il censimento?
Se è aperto posso inviarvi la foto.
Pietro Meli, Sciacca
pietro.meli46@libero.it

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