Il tris come gioco (Marisa Uberti)

 

Il termine "tris" designa un tipo di gioco molto popolare, nonostante sia considerato la base di una strategia mentale che dall'età pedagogica aiuta a sviluppare l'intelligenza. Lo schema su cui si può giocare è molto semplice, è sufficiente infatti avere un foglio e tracciare due segmenti orizzontali e due verticali, ed ecco che si è fatta la griglia per mettere gli 0 o le X alternativamente. Si gioca in due, a turno. Vince chi riesce a mettere tre 0 o tre X in fila (orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente), contemporaneamente impedendo all'avversario di farlo per primo.

                                                             

 

Questo gioco sembra avere origini antiche, visto che i Romani lo conoscevano e lo appellavano "Terni Lapilli". Si trattava, in sostanza, di una piccola scacchierina dove si potevano mettere delle pedine di due colori diversi, per ciascun giocatore e, per essere vincitore, infilarne tre in fila. E' stato dimostrato che se si giocasse razionalmente ogni partita, non vi sarebbero mai vincitori e finirebbero tutte in pareggio.

                                                       

Ma lo schema esiste anche formato da coppelle, o sottoforma di quadrato suddiviso da otto raggi (o tre segmenti: orizzontale, verticale, diagonale):

                                                     

                                                        

Dalle incisioni che sono state trovate in diversi contesti, accanto ad altri tavolieri, si è ritenuto che siano forme di tris anche le seguenti:

                                                           

                                                           

 

Ciascuna cultura ha dato al gioco il proprio nome; così come ciascuna realtà locale lo ha appellato in modi diversi.
Fin dal tempo dei Romani esistevano tavolieri su legno, molto probabilmente, e sicuramente lo si incideva sulla pietra, pratica che si è mantenuta nel tempo, dato che ritroviamo questo tavoliere inciso su lastre pavimentali, soglie di abitazioni, pietre tombali, chiostri, davanzali, e anche in contesti rupestri, laddove potrebbe avere anche un'antichità più remota, forse anteriore al periodo romano.
Lo ritroviamo anche nella serie di graffiti che Henry Parker documentò nel 1909 sul Tempio di Kurna (o Qurna), località egiziana poco distante da Luxor. Quel tempio fu iniziato dal faraone Seti I (che ha regnato tra il 1312 e il 1298 a. C. circa) e venne completato da suo figlio Ramses II (sovrano dal 1298 al 1235 a.C. circa); ha la bellezza di 3.200 anni (più o meno). Per molti è ormai prassi ritenere tutti i petroglifi dell'edificio coevi al Tempio stesso, mentre ricerche più approfondite sembrano ormai definitivamente aver stabilito che si tratta di incisioni di molto posteriori, di epoca copta o forse medievale.

 

                                  

Una parte deo petroglifi del tempio di Qurna, come documentata da H. Parker nel 1909 (riproduzione a disegno nostra). Al n. 11 si individua facilmente un tris classico. Dove sono finite tutte queste incisioni?

Dal censimento mondiale che abbiamo condotto e pubblicato nel 2012 [1], il numero di esemplari relativi a questo schema è considerevole, ma viene dopo quello dell'alquerque e del filetto (Triplice Cinta). Naturalmente si tratta di un censimento dinamico, sempre in evoluzione. Aspettiamo anche le vostre segnalazioni.

  • Il tris come simbolo

[1]: "Ludica, Sacra, Magica. Il censimento mondiale della Triplice Cinta", Uberti, M. (ilmiolibro.it, 2012), anche in formato ebook

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