Il tris come simbolo (Marisa Uberti)

 

Diverse iconografie paleocristiane in cui è presente Gesù sono accompagnate da quadrati concentrici che alluderebbero al Tempio di Gerusalemme. Ma in alcune vi sono spesso ruote a otto raggi o ruote solari [1]. Nel cristianesimo dei primi secoli uno dei simboli più potenti per rappresentare Gesù Cristo fu il Chrismon [2].

                                             


Che innegabilmente assomiglia allo schema di un gioco : tris circolare (o gioco delle “nove fossette”), entrambi noti ai Romani

Il confine tra ludus e simbolo appare risibile. In Oriente, il cerchio con otto raggi è un simbolo sacro, noto come “Ruota solare”. Nel Tempio indù di Konark (scritto anche Konarak, [3]), risalente al XIII° secolo, vi ne sono ben 24 di queste “Ruote” scolpite nella pietra. Il tempio fu voluto dal re Narasimhadeva-I  (1236-1264) della Dinastia Ganga; è dedicato al dio sole ed ha la forma di un carro gigante, metafora del meccanismo vitale che segue un’ armonica legge ciclica.

                                           

Numerosi rosoni di chiese o cattedrali romanico-gotiche cristiane sono strutturati allo stesso modo di una vera e propria ruota solare, in cui a volte Cristo è raffigurato al centro, quale dominatore della Terra (nella visione escatologica cristiana è la Luce, cioè il Sol Invictus di pagana memoria). I rosoni hanno sempre un perno centrale (che può assumere forme  simboliche diverse), i raggi (costituiti da colonnine) e il cerchio esterno, sul quale talvolta si trovano figure allegoriche, che trasformano il rosone in una Ruota della Fortuna [4].
Sulla facciata della chiesa collegiata di S. Maria ad Alatri (FR) si trova un magnifico rosone che nella sua porzione centrale mostra lo schema di un quadrato con otto raggi convergenti verso un cerchio centrale, che a sua volta lascia intravedere una croce sagomata. Il simbolismo è palese: la centralità del Cristo-Dio attorno a cui tutto  origina, ruota e converge.

                                          
Nel centro di questa forma quadrata, si concentra simbolicamente una potente forma di energia e di potere. Se guardiamo a contesti culturali diversi da quello cristiano, troviamo esempi che non smentiscono la portata di questo concetto. La moschea “del venerdì”[5], costruita dal governatore abbaside Ahmad ibn Ţūlūn dal 868–884 d.C. al Cairo, in Egitto,  ha una pianta quadrata, si sviluppa verticalmente su tre piani e sorge al centro di un cortile sostanzialmente quadrato, sul quale sono disposte quattro ali di edifici porticati. L’immagine dall’alto è veramente significativa per comprendere il valore del “centro” in questo progetto architettonico. Tra l’altro si vedono benissimo gli otto segmenti che partono e arrivano all’edificio sacro, che diventa il perno non solo spirituale ma anche fisico dell’intero complesso.

                                      


Su una lastra tombale proveniente dalla chiesa di St. Alban di Mainz (Germania) è inciso un quadrato con otto raggi (lo stesso schema del tris) in cui il raggio verticale superiore è prolungato fino a toccare un cerchiolino esterno in cui è inscritta una croce. In questo esempio, come per altri sui quali non ci soffermiamo, è difficile che l’incisione si riferisca al gioco. Del resto anche l’illustre Renè Guènon vedeva nello schema popolare del tris, in certi ambiti, quello di “centro sacro”, facendo notare che questo simbolo era stato già ritrovato graffito sulla pietra sacra di Kermaria. Questa pietra, di forma conica con la punta arrotondata, è stata ritrovata nei pressi di Pont l’Abbè, nella regione francese di Finistère, ed è stata datata al IV sec. a.C. Oggi si trova esposta al “Musée des Antiquites Nationales”, a Saint-Germain-en-Laye (Île-de-France).

                                           

Si tratta senza alcun dubbio di un Omphalos, uno dei simboli più potenti che rappresentano il “Centro del Mondo”, diffuso pressoché ovunque tra i popoli e le regioni della terra. “Omphalos” è una parola greca che vuol dire «ombelico», ma designa in genere tutto ciò che è centrale, che sta nel mezzo. L’Ombelico della Terra, il famoso Umbilicus Telluris.

Nel Medioevo è molto probabile che alcune elite conoscessero il significato profondo di schemi come il tris, la Triplice Cinta e la scacchiera e che queste conoscenze venissero tramandate secondo l’ “Arte della Memoria”, da bocca ad orecchio per non farle cadere nelle mani dei miscredenti. La scacchiera assurse anche a simbolo della Gerusalemme celeste ovvero della “città ideale” circondata da una triplice fila di mura. Scrive F. Gaggia che ”la scacchiera formata da dodici quadrati (3 x 4) è il simbolo per eccellenza delle dodici tribù d’Israele ma è significativo il fatto che una scacchiera 5 x 10 è incisa sul pavimento della porta d’ingresso del monastero greco-ortodosso di San Giorgio in Choziba (Wadi el Kelt) nel deserto di Giuda (Israele). Non c’è dubbio che anche il medioevo europeo abbia avuto una sua visione geometrizzante della realtà e di Dio” (Gaggia, Fabio “Un gioco murato nella pieve di Garda”, Centro Studi per il Territorio Benacense, 1997. p.13, nota 41).

 

Note:

[1] Le ruote solari o della Vita erano già note nel mondo Orientale ben prima di Cristo. Numerose incisioni rupestri italiane (Val Camonica, ad esempio) presentano dischi o ruote crociate databili almeno all’ Età del Ferro (v. cap. I)

[2] Inizialmente il nome di Cristo  in Grecia fu indicato dalle lettere Chi e Rho (corrispondenti alle latine X e P), il suo monogramma; le lettere alpha (A) e omega (W) indicavano (come tuttora) l’inizio e la fine, alludendo alle Sue parole “Io sono l’inizio e la fine”. Entrambe sono presenti spesso nel Chrismon. Su una tomba proveniente da Mainz, in Germania, datata al IV-V sec. d. C. è presente un’incisione costituita da un cerchio con semplice croce inscritta. Non ha dunque otto raggi ma quattro, ma la simbologia è analoga. Il braccio lungo termina con una P mentre l’alpha e l’omega sono attaccate al braccio orizzontale (l’una a sinistra e l’altra a destra). E’ risaputo che un cerchio raggiato, un nimbo o una corona di raggi sono state impiegate fin dall’antichità per sottolineare personaggi eroici o divini; nel cristianesimo furono trasposte a Cristo e ai santi (Berger, The Merels Board as a symbol, op. cit., pag. 84).

[3] Situato nello  Stato di Orissa, in India, sul Golfo del Bengala, sessantacinque chilometri da Bhubaneswar. E’ conosciuto come Tempio del Sole ma anche come Pagoda Nera perché è realizzato in granito nero. E’ celebre per le sculture che ne ricoprono le facciate.

[4] Nel Medioevo la Fortuna, ben descritta da Dante Alighieri nell’ Inferno, VII, 73-96, era vista come un’ Intelligenza angelica che ha sede nell'Empireo e che opera fra gli uomini nell' ambito di un progetto divino. Essa è  rappresentata da Dante con una ruota (Inferno, XV, 95; XXX, 13; Paradiso XVI, 84).

[5] E’ una delle più antiche e vaste della capitale egiziana; la caratteristica a spirale del suo minareto la rende unica. Continuativamente utilizzata come moschea, è in grado di accogliere nel suo cortile quadrato l’intera comunità maschile che vi si riunisce nel giorno più sacro della settimana.

 

Bibliografia:

  • Uberti, M. "Ludica, Sacra, Magica. Il censimento mondiale della Triplice Cinta" (ilmiolibro.it, 2012; anche in formato ebook)
  • Uberti, M. - Coluzzi, G. " I luoghi delle triplici cinte in Italia. Alla ricerca di un simbolo sacro o di un gioco senza tempo?" (Eremon edizioni, 2008)

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