GORGA (RM)

GORGA (RM)

La bellissima scheda di segnalazione di questo esemplare ci è pervenuta dal sig. Fabio Consolandi nel 2009, e ancora lo ringraziamo. Egli trovò l'incisione il giorno 14-03-2009 durante un’escursione sul Monte Malaina, percorrendo il sentiero che parte dal paese di Gorga. La TC si trova posizionato nelle immediate vicinanze dell’antica struttura ( restaurata poi nel 1981 ) di uno dei serbatoi dell’acquedotto che serve questo paese, in provincia di Roma. Il piccolo paesino attualmente conta circa una popolazione di 800 persone ed è situato nella catena montuosa dei Lepini orientali. Benché sotto la provincia di Roma, la popolazione del paesino è fortemente orientata ad una tradizione culturale di matrice ciociara, non a caso il comune di questo piccolo borgo è limitrofo ai paesi di Carpineto Romano, Anagni, Supino ( non estranei a questo tipo di simbologia ), Montelanico e Morolo.

Traiamo dalla scheda di Fabio alcune informazioni e riflessioni: " Il quadrato esterno di questo esemplare misura circa 25 cm di lato ed è abbastanza simmetrico e regolare, sono ben visibili i tre lati, per la precisione quello orientato a Nord , ovest ed est. Il lato orientato a sud risulta inesistente poiché il masso che ospita il graffito è spezzato in quel punto. Nonostante questa “spaccatura” del masso, l’ossidazione di questo manifesta che questo “danno strutturale” è avvenuto in tempi molto antichi poiché, se si spezza un masso di pietra calcarea dei Lepini, uguale a quella che ospita il graffito in questione, mentre la sua parte esterna e quindi a contatto degli agenti atmosferici risulta di color grigio scuro con diverse ossidazioni, il suo interno invece si presenta di un bianco acceso con sfumature giallognole e magari con qualche conchiglia fossilizzata all’interno a ricordo dell’origine sottomarina di questa catena montuosa. Osservando il masso e la Triplice Cinta stessa graffita su di esso, infatti, non si nota pietra di colore bianco, risultato di una  rottura recente, ma ossidata e di color grigio scuro come la superficie del graffito stesso. Di conseguenza non solo si può evincere che questo lato mancante è il prodotto di un “danno” molto antico, ma anche che il tutto è molto antico a giudicare dallo stato di ossidazione della pietra che si presenta di aspetto e di colore tale e quale a quelle che fanno parte degli speroni di roccia dei rilievi limitrofi e che sono li da sempre! Da notare anche che posizionando una bussola sul centro della Triplice Cinta, che, inoltre, risulta essere dotata di un poco profondo foro centrale, si nota che uno dei suoi due assi perpendicolari fra loro è orientato quasi ( una differenza di 18°  ruotando verso ovest ) sull’asse che congiunge l’attuale Nord a sud. Dico attuale poiché il campo magnetico terrestre è mutevole e potrebbe essere cambiato rispetto all’antico orientamento che è stato dato al graffito in questione. Ma anche questa è un’ipotesi e non voglio sbilanciarmi. Allego delle foto opportunamente eseguite per confermare tale caratteristica. Questo esemplare non possiede diagonali ma solo linee perpendicolari che partono dai punti medi di ogni lato del quadrato più esterno e si fermano sui lati del quadrato più interno senza sezionarlo. Nonostante la mancanza del lato orientato a sud e delle ossidazioni della pietra e la presenza di licheni su di essa, questa Triplice Cinta risulta ben visibile ad un’occhio che ne conosca le geometrie.

Al di là delle personali considerazioni dei fatti e delle, del tutto soggettive, descrizioni delle sensazioni che questo posto ha generato in me e nei miei compagni di escursione, rimane una certezza: questo simbolo con tutto il suo fascino e l’alone misteriosofico che lo circonda, inserito in contesto ambientalistico e paesaggistico molto rilevante, sicuramente ha arricchito il nostro animo e la nostra “cultura” di una forte testimonianza che, indipendentemente dalla sua reale finalità simbolica o ludica, vale la pena fare propria e portare nel nostro bagaglio di esperienze verso il futuro [...]

 

  • Crediti: Fabio Consolandi