Svelato il mistero della Triplice Cinta "vichinga"

                                             (foto e testo di Sonia Palombo e Giancarlo Pavat)

 

Il dibattito su quanto sia antico il simbolo della Triplice Cinta è quanto mai acceso. Al momento, grazie agli studi di ricercatori come Giulio Coluzzi e, soprattutto, Marisa Uberti, possiamo affermare con certezza che gli esempi più antichi datati con sicurezza risalgono all'epoca romana. Notevoli fughe indietro nel Tempo, con datazioni che superano il Millennio avanti Cristo (come nel caso dell’esemplare di Triplice Cinta scoperto dai ricercatori ciociari Boezi e Tofani sull’Acropoli di Alatri), non sono assolutamente attendibili e/o dimostrate [1].

Ma, parallelamente, tiene banco l’infuocato dibattito sulla reale diffusione geografica, culturale ed etnica del simbolo. A questo proposito siamo in grado di fare chiarezza su un particolare esemplare, di cui molto si è discusso, arrivando persino a metterne in dubbio l'esistenza.

Si tratta della cosiddetta “Triplice Cinta vikinga”.

Se non ricordiamo male, la prima a parlarne in Italia è stata proprio Marisa Uberti nel suo bel libro del 2012 "Ludica, magica, sacra. Il censimento mondiale della Triplice Cinta”.

Ma di fotografie in giro non eravamo riusciti a trovarne nemmeno una. Qualche anima bella di studioso tradizionale era arrivato persino a dubitare che esistesse davvero. Un altro ricercatore medievista nonchè docente universitario (per amor di Patria ne omettiamo il nome) conoscendoci e sapendo dei nostri viaggi di ricerca in Scandinavia, ci chiese se avevamo mai visto da quelle parti un esemplare di Triplice Cinta. Alla risposta negativa, arrivò a dire che era, quindi, dimostrato che quel simbolo non era presente nelle tradizioni culturali di quelle Terre e quindi la citazione della Uberti era priva d’ogni fondamento [2].

E' vero che nelle decine di chiese e siti medievali visitati nei vari viaggi che abbiamo fatto nel 2011, 2012 e 2013, nelle regioni del Dalsland e Bohuslan nella Svezia sudoccidentale, sul Mare del Nord, nella città di Goteborg, sull'isola di Gotland ed in altre località nel Baltico, nella stessa Stockholm e nella regione circostante dello Svealand, non ci siamo mai imbattuti in un esemplare di quel simbolo. Ma ciò non significa nulla.

La Scandinavia (in particolare la Svezia) è talmente vasta che possono essercene in giro centinaia in luoghi in cui non siamo ancora stati. O addirittura potremmo non averle viste. E' successo anche dalle nostre parti.

A ristabilire la verità ci abbiamo pensato nel luglio del 2013, visitando l'Historiska Museet a Stoccolma in Svezia e vedendo con i nostri occhi la “Triplice Cinta Vikinga”.

L`Historiska Museet (Narvavägen, 13 17 - Stockholm),museo nazionale svedese di antichità, celebre per la notevole raccolta di reperti e oggetti di epoca vikinga, e nel cui cortile interno esiste una ricostruzione di un labirinto “baltico” di pietre, è nato nel 1943, su progetto di Bengt Romare e Georg Sherman.

 

          

                                                         Historiska Museet

 

Oltre a quelli vikinghi, il museo espone numerosi pezzi risalenti Medio Evo e, nella celeberrima “Guldrummet”, la "Sala d'Oro", i tesori aurei della Storia svedese.

Ma torniamo alla nostra Triplice Cinta. Come riportato dalla Uberti, l’esemplare doveva trovarsi esposto da qualche parte nel Museo; ma dove? Era ovvio che non era decisamente indicato e che, molto probabilmente, si trovava assieme a materiali e oggetti di altro genere.

Nell soleggiata e tersa mattinata di sabato 6 luglio ci siamo recati al Museo, pronti a lasciarci conquistare dalle collezioni di reperti esposti e ben decisi ad individuare il nostro simbolo. Cominciammo a scrutare con attenzione, ad una ad una, le numerose bacheche con le testimonianze della vita e della morte dell’epoca Vikinga. Armi, suppellettili, oggetti di vario genere, piccole opere d’arte, enigmatiche stele runiche in pietra; testimonianze di un era lontana ma sempre affascinante. Finché, nella penombra di una evocativa sala con alcune sepolture e corredi funerari, l’abbiamo finalmente vista.

Ecco la Triplice Cinta dei Vikinghi! Essa fa parte del corredo funerario di un sovrano (o sovrana) vikingo di cui non si sa nulla, nemmeno il nome, trovato nella barca con cui era stato inumato. Per completezza di informazione riportiamo l’originale didascalia in svedese e inglese (con la traduzione in italiano) della tabella esplicativa.

 

MED BÅT MOT DÖDSRIKET

“Vikingatidens gravar är fulla av symboler för resande – båtar, vagnar och ryttarutrustningar. Döden var start på en färd mot dödsriket.

Från Årbygraven I Uppland kommer båten du ser här intill. Det är den bäst bevarade vikingatida båten i Sverige.

Årbygraven plundrades innan den grävdes ut, troligen redan på vikingatiden. Därför hittades inga smycken eller vapen.

Mannen eller kvinnan hade placerats på en gräsbädd i båtens akter. Över liket hade delar av en vagn, båtens åror, styråra och en del träplankor lagts. Strax utanför båten fanns en sexårig hingst, som blivit halshuggen och intill den en ihjälslagen vinthund.

Graven hade grävts i fuktig lerjord som bevarat föremålen vål. Tusenåriga träföremål finns annars nästans aldrig kvar. Matskålarna, träskeden och spelbrädet är närmast unika fynd”.

 

BOAT VOYAGE TO THE KINGDOM OF DEATH

“Viking Age graves are full of travel symbols - boats, carts and horse-riding equipment.

Death announced the start of a journey to the kingdom of Death.

From Årby grave in Uppland comes the boat in front of you.

It is the best-preserved Viking Age boat from Sweden.

The Årby grave had been robbed probably already in Viking times.

Hence on excavation no jewellery or weapons were found.

The man or woman had been placed on a bed of grass to the stern.

The body was covered with parts of a cart, oars, a steering-oar and wooden planks.

Found just outside the boat was a six-year-old stallion killed by a blow to its head.

A greyhound was beside this, throat cut.

The grave had been dug in wet clay, preserving the objects well. Normally, 1100-year-old wooden items do not survive.

The food bowls, a wooden spoon and game board are practically unique find”.

 

BARCA PER VIAGGIO NEL REGNO DELLA MORTE

“Le Tombe di Età Vikinga sono piene di simboli di viaggio - barche, carrelli e attrezzature per l’equitazione.

La Morte annuncia l'inizio di un viaggio verso il Regno della morte.

Dalla Tomba di Årby nell’Uppland arriva la barca di fronte a voi.

E’ tra le meglio conservate barche dell’Età Vikinga della Svezia.

La tomba Årby era stata derubata probabilmente già in epoca Vichinga.

Quindi nello scavo non sono stati trovati gioielli o armi.

L'uomo o la donna erano stati posti su un letto di erba sulla poppa.

Il corpo era coperto di parti di un carrello, remi, uno sterzo-remo e assi di legno.

Trovato appena fuori la barca era uno stallone di sei anni, ucciso da un colpo alla testa.

Un levriero era accanto a questo, con la gola tagliata.

La tomba era stata scavata in argilla bagnata, preservando bene gli oggetti. Normalmente, elementi di legno vecchi di 1100 anni non sopravvivono.

Le ciotole per il cibo, un cucchiaio di legno e un tavolo da gioco praticamente sono ritrovamenti davvero unici”.

 

               

   L'imbarcazione funeraria in cui fu incredibilmente ritrovato, tra gli altri oggetti del corredo, il tavoliere ligneo

 

Si evince facilmente che nella didascalia non si fa alcun cenno alla Triplice Cinta. Non almeno con questo termine o altro similare. In realtà, laddove si fa riferimento ad una “tavola da gioco”; “spelbrädetin svedese e “game board” in inglese, si sta proprio parlando proprio del nostro simbolo.

Si trova incisa su una tavola di legno ed è evidente che veniva utilizzata per fini ludici.

          

                           Il tavoliere ligneo su cui è riportato lo schema della Triplice Cinta

 

La conferma arriva da un’altra sezione dell’“Historiska Museet”, quella che ospita manufatti medievali e rinascimentali. In un espositore è visibile un’altra tavoletta in legno con realizzato sulla sua superficie l’inconfondibile disegno della Triplice Cinta. La didascalia la indica come “copia della plancia medievale trovata a Lödöse”.

Nota anche come “Gamla Lödöse”, la località situata nella Svezia sudoccidentale, non lontano da Göteborg, esisteva ben prima dell’Anno Mille e la sua ricca storia medievale è raccontata dai numerosi reperti esposti nel locale museo aperto nel 1996.

Tornando alla sala dell’“Historiska Museet” dove si trova la “plancia” con la Triplice Cinta, anche in questo caso nella tabella esplicativa non viene affatto citata; ma si spiega che “pezzi da gioco utilizzati nei giochi da tavolo, e anche i dadi, sono stati trovati in una varietà di ambienti e contesti sociali. I giochi di società erano, presumibilmente, un passatempo assai diffuso”.

 

            

                          Dadi, pedine e un tavoliere per il gioco del "filetto" esposti nel Museo

 

Quindi sia in Età Vikinga che nel Medio Evo scandinavo, lo schema grafico della Triplice Cinta era notissimo ed utilizzato per un gioco. Ovviamente si ignora come sia giunto in Svezia. Ricordiamo che nella loro sfolgorante (e spesso sanguinaria) espansione tra il IX ed l’XI secolo, i Vikinghi navigando verso Occidente sono sbarcati su tutte le isole atlantiche: dall’arcipelago Britannico alle Fær Øer, dall’Islanda alla Groenlandia e persino in America del Nord. Muovendosi nella direzione opposta, verso oriente, hanno colonizzato l’immensa pianura sarmatica, gettando le basi per la nazione Russa e, discendendo i grandi fiumi come il Don, sono giunti sino al Mar Nero e a Bisanzio. Puntando le prue delle loro snelle imbarcazioni verso sud, seguendo la costa della Francia e della penisola iberica, sono entrati nel Mediterraneo, commerciando e predando. Una città italiana, Luni in Liguria al confine con la Toscana, venne saccheggiata e incendiata dai Vikinghi nel 860 d.C.. Quindi nulla vieta che nel corso di questi viaggi, spesso anche di esplorazione e commercio, in qualche regione, città o villaggio dell’Europa continentale, essi abbiano scoperto un gioco da fare su quello schema e l’abbiano importato nella loro terra.

Questo, al momento, sembra escludere l’utilizzo simbolico, magico o apotropaico della Triplice Cinta da parte dei Vikinghi [3]. Almeno finché non si scoprirà un esemplare enucleato da qualsiasi contesto ludico e magari scolpito o inciso su qualche stele, qualche menhir o sul sagrato di una chiesa gotica. Gli orizzonti del grande Nord d’Europa sono sconfinati. E la ricerca continua.

                              

                                     Giancarlo Pavat in visita al Historiska Museet

 

(Autori: Sonia Palombo e Giancarlo Pavat. La scheda di questo esemplare è questo link)

 

 

Note del webmaster:

[1] Come autrice del libro citato in questo articolo (ringrazio gli autori per la menzione), posso aggiungere che il dibattito è tutt'altro che spento. Infatti io stessa attendo sempre nuovi esemplari che, incontrovertibilmente, siano databili ad epoca preistorica. Ma gli esemplari che si trovano incisi su rocce (es. Valcamonica) non sono stati mai ufficialmente datati nè esistono studi che consentano di poterli datare. Allo stesso modo risulta, almeno per il momento, assai difficile attribuire agli esemplari censiti la reale epoca di esecuzione che, come correttamente scrivono i due autori, sembra non potersi retrodatare oltre l'epoca romana. Altro discorso è quello inerente la morfologia dello schema a triplice quadrato concentrico, che è attestata in epoca preistorica (ad esempio la losanga di Bush Barrow, che non è comunque considerata l'antenata della nostra TC). Solo nuove scoperte potranno risolvere il mistero delle origini di questo schema.

[2] Mi permetto di ricordare che ogni esemplare censito nel libro di cui sono autrice è corredato (nella "Bibliografia" relativa a ciascuna nazione) della fonte corrispondente dalla quale la notizia è stata attinta e, nel caso dell'esemplare del Museo di Stoccolma come per tutti gli altri, essa è stata chiaramente indicata ed è la seguente: Gilles Tasse (1968) “Les pétroglyphes du Bassin parisien”, Valcamonica Sympsium, Atti del Simposio Internazionale d’Arte Preistorica, settembre 1968, Edizioni del Centro, Capo di Ponte, 1970, pp.95-100. Tuttavia non si conosceva il modello che, difatti, era definito "non noto" nel mio elenco; per questo colgo l'occasione di ringraziare vivamente Sonia e Giancarlo che, caparbiamente, recandosi per l'ennesima volta in Svezia, non hanno mancato di andare a cercare questa TC, trovandola, consentendoci di aggiungere il modello al nostro database.

[3] L'esemplare documentato dagli autori dimostra però, a mio avviso, che doveva avere un significato particolare per il defunto (o defunta) in questione. Sappiamo, del resto, che in passato "giocare" aveva un valore diverso da quello odierno e l'argomento è stato approfondito in diverse parti del mio libro. Ricorderemo che anche la regina egiziana Nefertari è ritratta, nella sua tomba, mentre si gioca l'anima al Senet, con l'invisibile.

Argomento: Una Triplice Cinta "vichinga"

gioco

marinela | 13.11.2015

Salve!
Ecco è proprio questo il gioco di cui parlavo nel messaggio che aveva inviato prima.Da noi si chiama tintar.Se ci penso è qualche somiglianza nella pronuncia,cinta con tinta(il primo t è inffati uno tz).Ho dimenticato dirlo che sono rumena.

Arsia | 03.01.2015

Nulla contro l' articolo , ma non sono d'accordo con un paio di punti a qualche extenct . Probabilmente sono una minoranza , però, lol . Grazie per averlo condiviso su www.centro-studi-triplice-cinta.com .

Brella | 31.12.2014

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Barbara | 28.12.2014

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Lada | 14.12.2014

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TC "vichinghe"

Marisa | 14.02.2014

Per l'esemplare delle Fær Øer disponiamo di un'immagine, da disegno, inviataci dal nostro collaboratore francese Sylvestre Jonquai. La scheda è al link:

http://www.centro-studi-triplice-cinta.com/products/isole-f%C3%A6r-%C3%B8er-%28faroe%2c-eysturoy%29%3a-toftanes/

In Norvegia, a Gokstadt (Sandefjord), presso il Viching Ship Museum d’Oslo-Bygdoy, sul ponte di una imbarcazione funeraria del X secolo, si trova una Triplice Cinta senza diagonali incisa nel legno. Il reperto fu trovato durante uno scavo ufficiale quindi datato, come quello conservato in Svezia, presso il Museo Storico di Stoccolma, oggetto di questo articolo; pure in Danimarca, presso Arhus (Aerhus), è documentata una Triplice Cinta su un pezzo di legno proveniente da una imbarcazione vichinga (forse anche più d’una, ma non ci sono ulteriori spiegazioni). Per ora sono questi gli esemplari "vichinghi" che abbiamo censito (ogni esemplare ha la fonte di riferimento, al massimo da verificare). Attendiamo di scoprirne molti altri! Grazie Sonia e grazie Giancarlo.

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