MAENZA (LT)

MAENZA (LT)

Maenza è un ridente borgo medioevale in provincia di Latina, arroccato a quasi quattrocento metri di quota sul livello del mare, su una propaggine dei Monti Lepini. Proprio di fronte ai paesi di Roccasecca dei Volsci, Priverno, Roccagorga ed alla Pianura Pontina. Maenza è celebre per il grande castello che per 40 giorni, nel 1274, ospitò San Tommaso d’Aquino. Il maniero, posto nel punto più alto del paese, sorse per volere del potente Berardo I° dei Conti di Ceccano (1201-1254). Costruito con blocchi calcarei, presenta una pianta quadrata con quattro bastioni e l’accesso costituito da un arco a tutto sesto ed una scalinata a gomito che caratterizzano una deliziosa piazzetta, dove si può stare al fresco durante le serate estive.

Vi abbiamo trovato numerose Triplici Cinte.

La prima TC la incontriamo (la cui foto in dettaglio è quella di apertura) in piazza Umberto I°, lo slargo dove comincia via della Repubblica, sopra un basso muretto che delimita una scalinata che scende sotto il piano stradale e conduce all'ingresso di una abitazione. Come gli altri finora scoperti a Maenza, questo esemplare si presenta con un foro al centro e i tratti diagonali.

 Da piazza Umberto I° si prosegue lungo la strada acciottolata che in leggera salita conduce alla Porta Urbica, decorata con lo stemma maentino, un’aquila sovrastata da una torre:

Accanto alla Porta Urbica sorge la caratteristica "Loggia dei Mercanti", una sorta di piazza coperta, da cui si gode un’invidiabile veduta sulle sottostanti valle dell’Amaseno e Pianura Pontina.

La prima TC è visibile sopra una specie di sedile litico che delimita la Loggia:

Una seconda, piuttosto consunta, si trova sul lungo sedile sotto l'ampio finestrone ad arco a tutto sesto da cui ci si affaccia sullo spettacolare panorama pontino, come bene illustra l'immagine sottostante:

La terza TC è incisa anch'essa su un sedile in pietra posto sotto un muro della Loggia, presso l'angolo tra il cartello turistico e la lapide che ricorda i caduti maentini:

Per vedere le altre TC si ritorna indietro, a piazza Umberto I°, si svolta la stretta curva della strada che diventa via Cesare Battista e sull'ennesimo muretto, che protegge una scala che scende sotto il piano stradale al civico 33, ecco un esemplare molto consumato di cui è visibile soprattutto il foro centrale:

Si prosegue per via Cesare Battisti e si passa sotto una volta, in cui sul lato destro si nota una splendida porta “a bandiera” di una bottega medievale. Una piccola TC è profondamente incisa sul davanzale della porta “a bandiera”:

Appena sbucati dalla volta, sulla destra si innalza il muro di contenimento dei giardini di Palazzo Pecci, appartenuto alla nobile famiglia di Papa Leone XIII ed ora sede del Municipio; sulla sinistra corre un muretto. Sopra i blocchi lapidei orizzontali si trovano due TC.. Una è perfettamente visibile, l'altra appena percettibile:

Tutte queste TC si trovano incise in posizione orizzontale sopra muretti o sedili, probabilmente nella posizione originaria e con finalità essenzialmente, se non esclusivamente, ludiche.

Ma oltre alla TC, Maenza offre al visitatore curioso ed al ricercatore altre enigmatiche simbologie di cui Giancarlo Pavat ha ampiamente trattato nel suo libro “Nel segno di Valcento” (Edizioni Belvedere 2010). Presso la sconsacrata chiesa di San Giacomo si ammirano uno strano rosone che potrebbe ricordare una “Croce patente” e l’abside della Cappella di Santa Rita, che sporge dal lato sinistro. Interessanti sono le chiavi di volta di numerosi portali, arricchite con il "Trigramma" "IHS" di Cristo o quello, piuttosto raro, di Maria:

Per non parlare di inquietanti mascheroni, come quello zoo-antropomorfo che scruta i viandanti dalla facciata di un palazzo nella centralissima arteria di Corso Italia. Avevano fini apotropaici o rappresentavano qualcos'altro, magari l'oscuro mostro della cui adorazione furono accusati ingiustamente i Templari?

 

  • Crediti: Giancarlo Pavat (maggio 2014)