COLICO, frazione VILLATICO (LC)

COLICO, frazione VILLATICO (LC)

Questa segnalazione ci è giunta particolarmente gradita e inaspettata perchè (lo scriviamo a ricordo degli eventi) in questi giorni tutta l'Italia sta vivendo una reclusione forzata in casa a causa di un'epidemia virale. Non è stato necessario allontanarsi dalla propria abitazione, però, per il gentilissimo signor Lorenzo Bettiga, che ha scoperto nel proprio terreno un blocco con incisa una bellissima Triplice Cinta e altro materiale che tra poco descriveremo. Da circa tre anni la famiglia Bettiga si sta occupando del recupero funzionale e strutturale di un antico Mulino (Molino Maufet) sito nel borgo di Villatico, storica frazione del comune di Colico. La struttura è situata lungo il percorso dell'Antica Roggia Molinara di Fontanedo, primo insediamento del paese, risalente al 1300.

Colico ci solletica la mente perchè in un'altra frazione dello stesso Comune, a Piona, si trova un'altra bella TC, incisa nel chiostro dell'Abbazia Cistercense, che ha le medesime caratteristiche di questa (diagonali e foro centrale); a tal proposito invitiamo a visionare l'apposita scheda.

Ma torniamo alla segnalazione a noi pervenuta. Durante gli scavi per il consolidamento delle mura perimetrali, in corrispondenza della derivazione di Roggia, è stato rilevato diverso materiale (prevalentemente roccia) usato come riempimento. Tra queste pietre sono emersi: un blocco (42 x 42 cm) recante incisa la TC (foto di apertura) le cui misure sono 27 x 27 cm (lato esterno); un blocco di pietra triangolare molto più grezzo recante una "croce patente" assai incavata (misure dei lati del blocco: 21 x 23 x 25 cm); un vecchio sasso scavato ad abbeveratoio (parzialmente danneggiato), che chiameremo "vasca" (misure: lunghezza 90 cm, larghezza 61 cm, 27 cm altezza).

Un dettaglio da sottolineare è la presenza di una piccola croce latina incisa esternamente allo schema, su uno dei lati e disposta in modo obliquo ad esso (misure ca 7 cm x 4 cm). Ci è capitato spesso di vedere blocchi di reimpiego con incise le TC e apprezzare piacevolmente che i muratori le avessero lasciate in vista. Nel caso in esame non successe la stessa cosa. Infatti la TC non era visibile e solo dopo lo smantellamento del muro è emerso il blocco con il filetto inciso, e anche gli altri reperti. Sul blocco era stata raffigurata anche questa particolare croce: perchè? Questo blocco faceva parte di un manufatto più ampio? Non è una rarità trovare una o più croci vicino ad una TC (talvolta la croce la sovrasta o deriva dal prolungamento dei segmenti mediani). Si sono formulate diverse ipotesi generali (non per il caso specifico): che la croce abbia voluto cristianizzare uno schema ritenuto pagano (non conoscendolo), cosa che pare poco probabile nella fattispecie; che si sia voluto rinforzare il valore religioso attribuito alla Triplice Cinta (nell'ottica di una sua valenza rappresentativa del macro e del microcosmo) o che si sia voluto lasciare un segno di riconoscimento (di un ordine religioso, di pellegrinaggio, ecc.). I segni sulle pietre ci mandano dei messaggi ma non sempre siamo in grado di darci delle risposte; l'importante però è interrogarsi e continuare a cercare e confrontare.

Vediamo ora di conoscere meglio la struttura in cui è stato ritrovato il materiale: si tratta di un Mulino ad acqua del 1702 (o antecedente) a due palmenti con forno e pila. Nel XVIII secolo sulla Pila gravava un contratto di livello con i frati agostiniani di Gravedona (CO) [1], mentre sul mulino no.

In realtà la proprietà non comprende solo il Molino ma anche un piccolo stabile più a monte per il quale si ha come prima fonte certa la data 1702 nel Catasto Teresiano (entrato in vigore nel 1718). Era dotato di ruota e prevedeva una Pila, ossia un diverso modo di macinare a pestello e ruota idraulica. Da li incominciava il Canale di derivazione della roggia, che serviva al molino (non ancora presente in mappa nel 1718). A chi apparteneva il complesso?

Alla famiglia Sciucco (o Sciucchi) e, come già accennato, sulla Pila gravava un contratto di livello dei frati agostiniani. "Sappiamo che gli Sciucco" - ci racconta il signor Lorenzo - "erano anche scalpellini, infatti i conci di roggia (il 90% in sasso scolpito) sembrano addebitarsi verosimilmente alla loro opera. Negli scavi recenti abbiamo trovato (sotto la stalla a volta del Molino) una grossissima vena di roccia (per la quale abbiamo anche tribulato parecchio), parte della quale mostrava segni di estrazione. Ipotizziamo che i sassi utilizzati (essendo di grosse dimensioni dunque assai difficili da trasportare) possano esser stati reperiti in loco". Nel portale ufficiale del Molino Maufet leggiamo che per una certa quantità di tempo la Famiglia Sciucco ospitò abili Artigiani francesi specializzati nella fabbricazione delle famosissime macine in sasso di "La Fertè". Tracce di una bandiera francese erano visibili sotto una parte di quel che rimaneva di un ormai compromesso intonaco.

Il concio con la croce patente è molto interessante, come si può vedere dalla foto gentilmente inviataci; è stato ritrovato - insieme alla TC e alla piccola vasca - a EST /NE in corrispondenza del muro di ripiena costruito per sorreggere il canale di deviazione dalla vecchia roggia (che portava l'acqua alle ruote del mulino)

 

Dopo gli Sciucco, la proprietà passò ai Mazzina (per la cronologia delle successioni vedasi questa pagina) fino a quando, nel 1960 con la morte dell'ultimo mugnaio, il mulino si fermò. Tutto sembrò cristalizzarsi finchè la famiglia Bettiga ha rilevato la struttura e ha avviato lavori di ristrutturazione, la sua valorizzazione e la ricerca storica.

Da dove provengono i reperti che si trovavano interrati? A quale epoca risalgono? Non possiamo saperlo ma il sig. Bettiga ci ha spiegato ulteriori dettagli:

- Il canale di derivazione ha certamente subito dei rimaneggiamenti, nei tre secoli durante i quali il Mulino è stato in funzione. Lo si può dedurre dal fatto che inizialmente le ruote (quelle appartenenti al mulino) erano tre (susseguitesi nel tempo). Nello specifico, durante lo smantellamento del canale di derivazione sono state rinvenute sul muro del Molino le architravi a mezzo delle quali fuoriuscivano gli alberi delle due ruote non più presenti. Queste ultime erano nascoste in quanto coperte dal canale che si trovava letteralmente appoggiato alla parete in sasso del molino. Il muro che sorreggeva il canale è dunque stato progressivamente portato verso valle. Non è dato sapere quando i manufatti siano stati interrati; l'unico dato apparentemente certo è che all'interno dello stabile i molini erano 2; uno senza forno (a due ruote) e l'altro con forno (più antico ed a monte, di una sola ruota), quindi se la "patente da mugnaio per molino senza forno" appartenuta alla Famiglia Sciucco, attesta in calce l’anno 1823, si può ipotizzare con ragionevole certezza che il Mulino più a monte (dismesso e sacrificato dall'avanzare del muro), fosse antecedente al XVIII secolo".

Porzione del muro (canale di derivazione) prima che venisse smantellato

Crediamo sia utile ricordare l'origine della frazione di Villatico, che appare citata come “Vilarico" per la prima volta in un documento del XII secolo (1154). "L’etimologia è di origine gallo romana e indica un fondo agricolo con selve, prati, campi, case padronali e rustici. Nel 1239 dei documenti parlano dell’esistenza di un mulino ad acqua situato a Villatico". Sappiamo che esistevano ben dodici Mulini nel borgo, di cui ne sopravvivono pochi.

"Dopo l’alluvione del 1496 che distrusse l’abitato di San Giorgio (l’attuale Colico Piano), Villatico diventò il maggior centro abitato del Colichese. La chiesa prepositurale di San Bernardino sorge nel centro del paese. La parrocchia fu eretta intorno al 1500. Non si hanno date certe relative alla costruzione di un primo tempio che doveva essere dedicato ai Santi Fabiano e Sebastiano. Alla fine del XIII secolo esisteva certamente una primitiva chiesa in quanto a Villatico, come a San Giorgio e nel montano Fontanedo, vi era assicurato il servizio religioso" (tratto da qui).

  • Va sottolineato che il più antico Mulino e la Chiesa distano dal Mulino Maufet circa 200 metri.

Dal 2019 è possibile effettuare due percorsi conoscitivi: il Percorso diretto tra i Mulini, che parte dalla Chiesa di S. Bernardino e tocca cinque mulini, compreso naturalmente il Maufet, e il Percorso Sentiero Anello dei Molini CAI (ulteriori informazioni a questa pagina). Questo consente di raggiungere a piedi anche il borgo di Fontanedo e la magnifica Torre medievale (fatta costruire da Bernabò Visconti nel 1357), da cui si gode tra l'altro una vista di impareggiabile bellezza sul lago...Un'ottima idea per escursioni (appena finirà il periodo di restrizioni a cui l'Italia è sottoposta al momento in cui redigiamo questa scheda), visitando all'interno questi meravigliosi mulini e il loro fascino senza tempo!

Ad arricchire la visita al Molino Maufet, oltre ai sapienti restauri già completati da parte della famiglia Bettiga, vi è un'ulteriore presenza, cara a chi si occupa di simbolismo: numerosi Fiori della Vita, la cui copiosità ha suscitato interesse negli attuali proprietari tanto da indurli a fare ricerche per ricavare alcune informazioni in merito. Va detto che per poter comprendere al meglio i meccanismi del loro Mulino e agire conseguentemente per il restauro, hanno visitato un cospicuo numero di mulini. In alcuni hanno riscontrato, in via collaterale, la presenza del Fiore della Vita nei locali dove si conservava la farina "a differenza nostra dove il fiore compare su numerose parti interne del locale Molino. Con questo intendo finestre, buratto, porte, madie con dimensioni spesso variabili. Alcuni disegni erano completi, altri solo parzialmente (es. solo il cerchio o più di uno sovrapposto)", ci ha spiegato il sig. Lorenzo. Tutte queste notizie sono interessantissime per noi e sicuramente per chi ci sta leggendo. E' evidente che questi simboli siano coevi al Mulino e siano stati lasciati dai diversi proprietari o lavoranti come segni beneaugurali, di protezione o di prosperità.
Ci sembra altresì importante concludere questo "enigma" della Triplice Cinta del Molino Maufet e della "croce patente", con alcune riflessioni in merito al terzo reperto ritrovato con esse: la vasca, forse nata come abbeveratoio. Sono legate da qualche comune denominatore questi tre manufatti (ad esempio erano presenti prima della costruzione del Mulino?) oppure casualmente finirono insieme come riempimento nel muro? E perchè disfarsene, dato che nei trascorsi secoli nulla veniva buttato?

Il sig. Bettiga ci ha precisato che "la mole dei conci a copertura del muro (canale dell'acqua) era a dir poco ciclopica e per quanto estremamente ingegnosi e capaci, con i mezzi dell'epoca, un rimaneggiamento nel tempo si potrebbe considerare ragionevolmente improbabile o comunque assai difficoltoso. Essendo dunque disposti sopra la ripiena, risultava impossibile inserire a posteriori la vasca all'interno del muro". Ne deduciamo che sia stata inserita nel momento dell’edificazione del muro; ma perchè sacrificare una vasca la cui realizzazione richiede un certo innegabile impegno?

Risulta evidente una rottura su uno dei lati corti, che potrebbe essere dovuta ad un evento secondario legato alla ripiena (gelo, collisione, strizione); non sembra meccanico o di lavorazione. Fosse dovuta ad una incauta lavorazione, o un difetto della roccia, spiegherebbe perchè il manufatto venne scartato. Ma se lo fosse, questo spiegherebbe perchè il manufatto venne eliminato. Gli Sciucco furono, oltre che mugnai, una famiglia di scalpellini ed essendo questo manufatto imperfetto, era magari destinato altrove?

In mezzo a tanti interrogativi, il sig. Bettiga ci racconta inoltre che "le rogge venivano "battezzate" in segno di buono auspicio e talvolta marchiate a dovere [...]. Sulla nostra non abbiamo avuto alcuna evidenza, nonostante avessimo cercato con accuratezza su ciascun concio. La croce era forse legata a questo e parte di questa usanza? Il Molino più a valle “detto del Secrista”, su uno dei tratti del canale di roggia reca scolpito una croce ma non assomiglia a quella da noi rinvenuta, essendo molto più semplice e stilizzata, inoltre riporta l'anno in cui avvenne questo “tradizionale rito”.

Aspettiamo una primavera/estate di escursioni e nuove ricerche. Il Molino Maufet è già nel nostro calendario! E nel vostro?

  • Crediti: segnalazione e foto sig. Lorenzo Bettiga (22/03/2020), che ringraziamo vivamente, insieme a Claudia
  • Sito ufficiale del Molino Maufet, dove trovare tutte le informazioni per approfondimenti e/o visite
  • Scheda inserita il 01/04/2020 da M. Uberti

[1] I monaci agostiniani di Gravedona erano insediati in un convento in bella e panoramica posizione dal 1467; vi era annessa la chiesa, eretta su un precedente oratorio alto-medievale dedicato a San Salvatore. Il complesso era strettamente legato all'insediamento agostiniano milanese che faceva capo alla chiesa di Santa Maria Incoronata. Il convento rimase ai monaci fino al 1722. La Pila di Villatico venne rilevata dalla famiglia Sciucco nel 1783.