PIOMBINO (LI), Populonia

Durante gli scavi del 2002 dell'antico monastero di San Quirico (un complesso ecclesiastico benedettino situato alle pendici del Poggio Tondo sul promontorio di Piombino, non distante dalla cala omonima e dall’antica città di Populonia), sono emersi, tra gli altri, numerosi frammenti provenienti da lastre di copertura del chiostro. Ricomposti, hanno consentito di identificare una TC (filetto), che in realtà è una Duplice Cinta (dall'immagine non vediamo un terzo quadrato), un Tris e tre esemplari di Alquerque (v. relative schede). L’attività di questo monastero durò fino agli ultimi anni del 1500, dopodiché fu abbandonato dai monaci e adibito a stalla. Completamente decadente, è stato oggetto di una campagna di scavo nel 2002; in particolare lo studio dei tavolieri è stato condotto dal prof. Riccardo Belcari, che ha pubblicato i risultati (v. "crediti") e alcune preziose immagini (dal momento che non sappiamo dove siano attualmente collocati questi reperti)

Maggiori informazioni https://www.centro-studi-triplice-cinta.com/products/piombino-li-populonia/

 

·  Crediti: Belcari, Riccardo, "Reperti lapidei"

https://www.academia.edu/32351818/Reperti_lapidei_Stone_finds_San_Quirico_di_Populonia_

·  La ricerca è inserita nel volume "Un monastero sul mare. Ricerche a San Quirico di Populonia (Piombino, LI)", a cura di Giovanna Bianchi, Sauro Gelichi - Biblioteca di Archeologia Medievale, Università di Siena e Università Ca’ Foscari Venezia, All’Insegna del Giglio Edizioni, 2016, cfr. Riccardo Belcari, “Reperti lapidei”, p.303-325

·  Scheda inserita da M. Uberti il 07/02/2022

Maggiori informazioni https://www.centro-studi-triplice-cinta.com/products/piombino-li-populonia/

Duante gli scavi del 2002 dell'antico monastero di San Quirico (un complesso ecclesiastico benedettino situato alle pendici del Poggio Tondo sul promontorio di Piombino, non distante dalla cala omonima e dall’antica città di Populonia), sono emersi, tra gli altri, numerosi frammenti provenienti da lastre di copertura del chiostro. Ricomposti, hanno consentito di identificare una TC (filetto), che in realtà è una Duplice Cinta (dall'immagine non vediamo un terzo quadrato), un Tris e tre esemplari di Alquerque (v. relative schede). L’attività di questo monastero durò fino agli ultimi anni del 1500, dopodiché fu abbandonato dai monaci e adibito a stalla. Completamente decadente, è stato oggetto di una campagna di scavo nel 2002; in particolare lo studio dei tavolieri è stato condotto dal prof. Riccardo Belcari, che ha pubblicato i risultati (v. "crediti") e alcune preziose immagini (dal momento che non sappiamo dove siano attualmente collocati questi reperti)

Maggiori informazioni https://www.centro-studi-triplice-cinta.com/products/piombino-li-populonia/

Durante gli scavi del 2002 dell'antico monastero di San Quirico (un complesso ecclesiastico benedettino situato alle pendici del Poggio Tondo sul promontorio di Piombino, non distante dalla cala omonima e dall’antica città di Populonia), sono emersi, tra gli altri, numerosi frammenti provenienti da lastre di copertura del chiostro. Ricomposti, hanno consentito di identificare una TC (filetto), che in realtà è una Duplice Cinta (dall'immagine non vediamo un terzo quadrato, v. scheda), un Tris e tre esemplari di Alquerque. L’attività di questo monastero durò fino agli ultimi anni del 1500, dopodiché fu abbandonato dai monaci e adibito a stalla. Completamente decadente, è stato oggetto di una campagna di scavo nel 2002; in particolare lo studio dei tavolieri è stato condotto dal prof. Riccardo Belcari, che ha pubblicato i risultati (v. "crediti") e alcune preziose immagini (dal momento che non sappiamo dove siano attualmente collocati questi reperti per poterli vedere). Sui tre Alquerque leggiamo quanto segue:

1) "Lastra di grandi dimensioni, frammentaria, n. 1817, dal loggiato ovest del chiostro (area 3000), angolo sud (B). La lastra presenta uno dei profili definiti, levigato; gli altri sono frammentari. Su uno di questi, serie di fori di trapano, del diametro di 5 mm. II graffito, tracciato su una delle facce, mutilo, rappresenta uno schema di gioco (alquerque), ed è possibile confrontarlo con gli altri rinvenuti in lastre analoghe. Le dimensioni del quadrato integro dovevano corrispondere a circa 19,7 cm (20 cm ca) per lato. Lo stesso era suddiviso in ulteriori quattro quadrati, con linee mediane e diagonali. Lo stato di frammento della lastra, con perdita di parte del graffito, suggeriscono che la demolizione avvenne dopo la realizzazione dello stesso. Tale considerazione avvalora la possibilità di riferire lo schema di gioco al basso Medioevo" (da Belcari, cit.)

2) "Lastra frammentaria con un solo lato definito in tre frammenti contigui, nn. 1678, 1605 + 1731, dal tratto S/E del corridoio sud del chiostro, in corrispondenza del crollo livellato di lastrine (US 3123). Sulla superficie, graffito con schema di gioco (alquerque), in parte ricostruibile. Una delle quattro caselle quadrangolari, ben visibile, misura 10,3×10×10,5 cm, con una diagonale di 7,2 cm ed un asse mediano di 5,6 cm. Ne risulta uno schema di gioco quadrangolare con lati di circa 20 cm, suddiviso in quattro quadrati di circa 10 cm per ciascun lato. Si tratta probabilmente di uno dei lastroni di copertura del muretto perimetrale interno originario, sul quale poggiavano le colonnine che sorreggevano la copertura dei loggiati. La demolizione del manufatto e il suo successivo riutilizzo sono avvenuti dopo che la superficie era stata interessata dallo stesso schema di gioco graffito" (da Belcari, cit.).

3) "Lastra frammentaria quadrangolare, n. 1655, dal chiostro (area 3000), con uno dei lati definito e levigato. Nel recto presenta numerosi graffiti, con linee parallele e tangenti ed un triangolo rettangolo (cateti 12 e 5,6 cm). Da uno dei vertici del triangolo si diparte una prima retta di 6,2 cm; inoltre, lo spazio che intercorre tra quest’ultima ed il cateto minore del triangolo è interessato da un’ulteriore retta, ancora di 6 cm. Alcune delle linee paralleli e tangenti possono essere ricondotte, in questo come in altri casi, ad uno schema di gioco, in particolare un alquerque. Lo spazio che intervalla la griglia corrisponde a 5,5, 6,2, 5,5, e 2,5 cm. Nel caso del triangolo, invece, non è esclusa la possibilità che si tratti di una rappresentazione estemporanea di un problema geometrico" (di questo esemplare non disponiamo di immagini, n.d.r.).

  • Crediti: Belcari, Riccardo, "Reperti lapidei" https://www.academia.edu/32351818/Reperti_lapidei_Stone_finds_San_Quirico_di_Populonia_
  • La ricerca è inserita nel volume "Un monastero sul mare. Ricerche a San Quirico di Populonia (Piombino, LI)", a cura di Giovanna Bianchi, Sauro Gelichi - Biblioteca di Archeologia Medievale, Università di Siena e Università Ca’ Foscari Venezia, All’Insegna del Giglio Edizioni, 2016, cfr. Riccardo Belcari, “Reperti lapidei”, p.303-325
  • Scheda inserita da M. Uberti il 07/02/2022
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