SUTERA (CL)

SUTERA (CL)

Il ritrovamento di questo interessante esemplare è avvenuto sul Monte San Paolino, nel comune di Sutera, in provincia di Caltanissetta ad opera degli speleologi dell'Associazione "Le Taddarite" nel corso della manifestazione "Puliamo il buio", autorizzata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta e dal Comune di Sutera. Gli operatori si erano calati in una "niviera", probabilmente pertinente all'antico castello situato sull'altura del Monte. All'interno del locale, appoggiato sulla superficie del fondo, hanno ritrovato un blocco sul quale hanno documentato la presenza dello schema della Triplice Cinta incisa, che presenta una particolarità: la presenza di un elemento allungato (fusiforme o "a foglia") nel quale è inciso uno schema simile ad un "tris" (quadrato ottopartito), mancante però di due lati (vedi foto del dettaglio):

Elemento "aggiunto" lateralmente allo schema della TC

Classico schema di un "Tris": nella sua valenza ludica è un gioco a pedine, in quella simbolica può assumere caratteristiche di un "centro sacro" (ma non solo)

 

Non parrebbe essere nato come "tris" in quanto il segmento mediano (quello che "taglia" in due l'elemento "a foglia" o fusiforme) fuoriesce dallo schema del supposto tris. Di cosa si tratta, dunque? Pronunciarsi è arduo; si possono fare delle considerazioni ma senza alcuna certezza. In simili condizioni, giocare a tris su questo schema è alquanto difficile (a meno che si utilizzi il bordo dell'elemento fusiforme). Al di là delle speculazioni interpretative che se ne possono fare, questo elemento rimane inclassificato ed enigmatico. Lo avevamo già incontrato alcuni anni fa, in Piemonte. Fu trovato inciso (e ripassato con colore rosso) su una lastra, insieme ad una TC, nel Castello medievale di Montalto di Mondovì (CN), del XIV secolo; la lastra è oggi conservata in una vetrina del Museo delle Antichità di Torino. In questo caso non si ha il fusiforme bensì una figura romboidale o a losanga, ma il motivo interno è identico a quello di Sutera; nel caso torinese non è attaccato alla TC ma a qualche centimetro di distanza, comunque di lato ad essa (v. nostra scheda). Potrebbe trattarsi di una variante ludica che come obiettivo aveva comunque mettere tre pedine in fila (dello stesso colore) e impedire all'avversario di farlo; nel caso cuneese si potevamo sfruttare anche i quattro lati del "rombo", mentre ciò era poco probabile per l'esemplare di Sutera, essendo curvato.

Lastra lapidea ovoidale conservata in una vetrina del Museo delle Antichità di Torino, proveniente dalle rovine del Castello di Montalto di Mondovì: riporta una TC e, di lato, il curioso elemento dettagliato nella foto a destra

Se giriamo l'esemplare del Monte San Paolino di Sutera, rispetto all'immagine che ci è stata gentilmente inviata dal sig. Nino Pardi, otteniamo la stessa visuale dell'esemplare torinese, per poterli meglio confrontare.

Con questa visuale appaiono con una certa chiarezza due triangoli o meglio ancora, due frecce affrontate (i cui vertici si toccano su un segmento orizzontale interposto), che danno pure l'immagine ottica di una clessidra, ma sempre inscritta nella figura allungata (che abbiamo definito "fusiforme" o fogliata). Per la serietà che ci contraddistingue, non possiamo sbilanciarci in merito all'interpretazione, limitandoci ad osservare (e di questo ringraziamo Carlo Gavazzi) che l'elemento è sensibilmente diverso, come stile e "mano", dalla TC che gli è accanto: assai meno profondo e accurato. La sua esecuzione è ipotizzabile sia stata temporalmente diversa da quella della TC stessa, ma appunto resta un'ipotesi. Inoltre, la presenza di questa "appendice" non inficia -di per sè- la funzione ludica del "filetto" che ha tutte le caratteristiche necessarie per giocarvi: il blocco misura 34 x 49 x 15 cm (spessore), lo schema fu ben eseguito, con tecnica pulita, rispettando una proporzione armonica e sicuramente con l'ausilio di strumenti (non a mano libera, come invece farebbe supporre l'appendice laterale di cui abbiamo discusso poco sopra).

Auspichiamo che le indagini possano proseguire, per verificare se nello strato di terriccio accumulatosi sul fondo delle neviera possa essere ritrovato qualche elmento utile (come pedine o altro). Sutera, come ci ha detto il sig. Pardi, è inserita nel circuito dei "Borghi più belli d'Italia" e l'Amministrazione Comunale saprà valorizzare al meglio questo importante reperto che, al momento, non ha una datazione e sarà veramente difficile attribuirgliene una, come per la stragrande maggioranza dei casi censiti. I dati documentali di cui disponiamo sono i seguenti: il Monte San Paolino è una delle terrazze panoramiche più belle di Sutera, e sicuramente strategiche, se vi fu eretto un fortilizio di probabile origine bizantina. Sulle rovine di questo castello fu realizzato, nel 1370, un Santuario  per volere del barone Giovanni III Chiaramonte. Ma nell'Archivio della Chiesa Madre di Sutera vi sono i Libri paga del 1600 delle guardie del Castello (che, quindi, doveva ancora esistere o co-esistere, come mostrerebbe un disegno dell'epoca, in cui è ancora ben visibile). La chiesa, a tre navate, conserva una settecentesca tela della Madonna in trono con i SS. Cosma e Damiano, di Filippo Tancredi, e due capolavori dell'oreficeria siciliana: l'urna di San Paolino, del 1498, interamente ricoperta da lamina d'argento finemente decorata con figure, racemi e palmette, e l'urna di Sant'Onofrio, realizzata dal palermitano Francesco Rivelo nel 1649, pregevole espressione dell'arte barocca. L'edificio, nato in epoca medievale, fu infatti rimaneggiato nel corso dei secoli ed è stato ristrutturato di recente. Accanto alla chiesa è il convento che un tempo ospitava i Padri Filippini, oggi eremo Sant'Onofrio.

La città di Sutera dispone di un Museo Etno-Antropologico in cui potrebbe essere collocato il manufatto ritrovato nella neviera, al fine di sensibilizzare la cittadinanza e i turisti, e per capire se nella memoria di qualcuno (magari più anziano) sia rimasta traccia dello schema da gioco del filetto (ma in Sicilia assume anche nomi differenti), che normalmente troviamo dietro alla scacchiera (nelle confezioni di legno che andavano di moda negli anni passati, per giocare in famiglia). Ciò non significa attribuire a ogni costo un valore di gioco a questo ritrovamento (comunque importante per risalire a tradizoni perdute), ma è l'ipotesi cui si deve pensare per prima (non possedendo caratteristiche tali da assumere valenza simbolica, oggettivamente). Continuando la ricerca a tappeto, è possibile che altri esemplari emergano a Sutera; in Sicilia ne stanno venendo all'attenzione parecchi, grazie a ricercatori che conoscono la nostra attività di studio, catalogazione e censimento. Si pensi che fino al 2008 la regione non aveva alcun esemplare segnalato nè censito (oggi sono quasi una ventina). In determinati contesti, la Triplice Cinta ha una valore simbolico, non univoco, che va analizzato caso per caso (un grande lavoro che da vent'anni stiamo portando avanti).

Splendida veduta del Monte San Paolino

L'attuale fisionomia del Santuario di San Paolino sulla spianata del monte omonimo; ha preso il posto dell'antico castello e ne ha riutilizzato, in parte, il materiale da costruzione. Soltanto una campagna di scavo potrebbe riportare in luce i resti dell'antico maniero, attualmente non visibili

 

Possiamo farci molte domande sul dove si trovasse il blocco inciso, originariamente. E di conseguenza perchè, quando e da chi sia stato gettato nella neviera. Quest'ultima ha un'apertura dall'alto ed è da lì che gli speleologi si sono calati per l'attività di pulizia. Ed è sempre da lì che il manufatto fu buttato all'interno, cadendo sul fondo (oppure calatovi apposta?), fortunatamente senza spezzarsi. Bisognerebbe sapere quando la neviera dismise la sua funzione e da quanto tempo non venisse perlustrata, anzitutto (notizie che sicuramente arriveranno in tempi brevi e ne daremo conto in prossimi aggiornamenti). Il blocco, infatti, a detta del sig. Nino era appoggiato lateralmente, ma non ricoperto da strati di terriccio. Questo è un aspetto molto interessante, a nostro avviso. Spesso i blocchi litici con le TC incise vengono reimpiegati come materiale di riempimento, lasciati in vista o riscoperti sotto strati di calcina, altre volte si trovano abbandonati in qualche deposito, o in spazi limitrofi ai monumenti; in questo caso fu buttato via, intenzionalmente si suppone, fatto sparire alla vista. Pensare ad un'altra ipotesi, cioè a qualcuno che, trovato il blocco nella neviera, lo abbia inciso lì per giocarvi (dovevano essere almeno in due, al buio, al freddo, ecc.) è illogico. Il motivo per cui non fu nemmeno riciclato in qualche contesto architettonico e gettato via, dunque, non lo conosciamo. Dava fastidio a qualcuno, che forse non ne conosceva il significato?

Gli speleologi all'interno della "niviera"

Nessun valore hanno le tendenziose "voci" che si sono rincorse al momento della scoperta dell'esemplare, associandolo (senza dati) alla presenza dei Cavalieri Templari nella zona (che fanno sempre "audience" ma spesso vengono citati a sproposito); anche se vi fossero stati (ed è una cosa che non desta stupore, dal momento che nel Medioevo era loro compito sorvegliare tutte le vie di pellegrinaggio e direttrici commerciali), quali elementi vi sono per collegarli a questa TC? Anche nel caso di Montalto di Mondovì, nel cuneese, sappiamo che vi furono stanziati i Templari e facendo "due più due" anche in quel caso potremmo dire che la TC e il curioso elemento laterale potrebbero essere stati eseguiti da loro, ma rimane appunto nel campo delle ipotesi, non esistendo alcuna correlazione "provata".   La questione va invece approfondita e circostanziata perchè tutto, nella Ricerca, serve a contestualizzare le Cose. Bisogna lavorare ancora per migliorare le nostre conoscenze e per fare questo è necessario l'apporto di tutti coloro che possono impegnarsi a farlo seriamente. Grazie della collaborazione!

  • Crediti: segnalazione e foto sg. Nino Pardi (Ass.ne speleologica "Le Taddarite"), dell'8/10/2018, che ringraziamo vivamente per il lavoro svolto e averci permesso di valutare l'esemplare, anche se indirettamente
  • Scheda redatta e inserita il 10/10/2018 da M. Uberti