AVEGNO (Vallemaggia, Canton Ticino)

Vallemaggia – Nel nucleo di Avegno di Dentro e Avegno di Fuori. Coordinate tavola mulino: 700.717/118.050 - Altitudine: 309 metri - Coordinate Tris 701.249/117.707 - Altitudine: 339 metri - Coordinate pietra incisa: 700.715/118.048 – Altitudine: 304 metri

Avegno si trova in Vallemaggia ed è diviso in tre distinti nuclei: Fino alla metà del secolo scorso, Avegno era formato da tre nuclei ben distinti: la Gésgia (Terra di mezzo), Vinzótt (Terra di fuori) e Lüdínt (Terra di dentro). Il paese di Avegno, come molti altri della Bassa Valmaggia, è stato edificato su un cono di deiezione, formato dal Ri grand le cui sorgenti si trovano sull’alpe Végnasca. Ad Avegno convivono perciò, a pochissima distanza, aspetti della vita rurale di un tempo assieme a edifici, infrastrutture e problematiche tipiche di una società in forte evoluzione: la vecchia casa cinquecentesca abbandonata, senza comignoli né acqua corrente né luce elettrica con il silo di estrazione della ghiaia; la nuova strada di circonvallazione con i tipici viottoli della civiltà contadina.

Ad Avegno di Dentro, in Vallemaggia, ho trovato una tavola da mulino (nel modello classico con le sole mediane) incisa sul pianerottolo, alla fine della scalinata che conduce all’ingresso di questa antica cascina semidiroccata. La posizione è tutt’altro che casuale: si tratta di un punto di passaggio e di sosta, proprio davanti alla porta, un luogo dove un tempo si doveva attendere, incontrarsi o semplicemente fermarsi. È la prima volta che mi capita di trovare una tavola da mulino arricchita da una decorazione incisa sopra lo schema classico dei tre quadrati concentrici. Nelle oltre quaranta tavole che ho documentato finora in Ticino, questa è l’unica con un elemento decorativo associato: tutte le altre sono incisioni semplici, essenziali, senza segni aggiuntivi. Questa particolarità fa pensare che qui il mulino non fosse soltanto un gioco inciso per passare il tempo, ma che avesse anche un valore simbolico legato al luogo. La decorazione sopra la tavola potrebbe essere un segno di appartenenza, una forma di protezione dell’ingresso o semplicemente la volontà di impreziosire un punto importante della casa [1].

Rispetto alle altre tavole da mulino ticinesi, questa rappresenta quindi una variante rara e significativa, che mostra come, in alcuni casi, il gioco potesse diventare parte di un linguaggio più ampio, legato alla soglia, alla casa e alla vita quotidiana di chi abitava questi luoghi. Purtroppo, come spesso accade, se qualcuno ristrutturerà questa cascina, la bella tavola rischia di essere distrutta…

Sempre ad Avegno di dentro ho trovato una pietra lungo un muretto accanto a una casa con inciso due belle croci ed altri segni proprio di fronte alla tavola da mulino e tutte e due vicini alla chiesa.

Ad Avegno di fuori ho trovato il quadrato ottopartito, assimilabile ad un Tris, popolare gioco che- nella sua variante di 3 x 3 caselle (piccola scacchiera) è citato anche da Ovidio nel suo trattato “Ars Amatoria”. Questo Tris di Avegno di dentro è trattato nella relativa scheda (sezione Tris/Little Merel). Il particolare interessante di questi tre reperti è che si trovano tutti davanti alle entrate delle case, qualcosa significherà…

I tre nuclei

Oltre ai torrenti, a separare i tre nuclei vi erano ampi prati, in gran parte coltivati a vigneto. Questa forte vocazione agricola spiega la presenza, ad Avegno come in molti altri villaggi della regione, di numerosi grotti e di cantine attrezzate con torchi, tini e botti, in alcuni casi realizzati interamente in pietra. Con il tempo, l’espansione delle zone edificabili e la realizzazione delle strade comunali di collegamento hanno progressivamente avvicinato i tre nuclei, tanto che oggi si va sempre più verso la formazione di un unico agglomerato. Vinzótt, conosciuta come Terra di fuori, è rimasta fino alla metà del secolo scorso una frazione appartata, abitata esclusivamente da contadini e in parte quasi dimenticata dal resto del paese. Dal punto di vista urbanistico ha conservato l’impianto tipico di un nucleo rurale, con case e stalle addossate tra loro e una rete di viuzze strette, a misura d’uomo. Dal punto di vista costruttivo, invece, molte cose sono cambiate: quasi tutte le vecchie abitazioni e le stalle sono state trasformate in residenze primarie o secondarie. Dei caratteristici lunghi pergolati che un tempo coprivano le strade interne al nucleo, oggi rimangono solo pochi tratti. Lüdínt, la Terra di dentro, è il nucleo più piccolo, ma anche quello che ha conservato in misura maggiore le testimonianze del passato. Proprio per questo motivo, così come Vinzótt, è riconosciuto come nucleo d’importanza cantonale, con l’obbligo di mantenere i tradizionali tetti in piode. All’interno dei nuclei, lungo le caraa che collegavano le tre frazioni e all’inizio dei sentieri che salivano verso i monti, si contano ben 18 cappelle. La più antica, situata lungo la strada cantonale in direzione di Ponte Brolla, conserva ancora tracce di affreschi risalenti al XVI secolo. Le più recenti sono state costruite solo pochi decenni fa, mentre il secolo meglio rappresentato è senza dubbio il Settecento. Purtroppo di pochissime cappelle si conosce l’autore. Quasi tutte sono di proprietà comunale e il Comune ne garantisce la conservazione attraverso restauri puntuali e mirati. Sulle facciate di alcune case si trovano inoltre piccoli affreschi a carattere religioso, collocati all’interno di nicchie, a testimonianza di una devozione diffusa e profondamente radicata nel territorio. La Gésgia (Terra di mezzo). Era, e in buona parte lo è ancora, il centro del paese con i tipici edifici di interesse pubblico: la chiesa, la casa comunale, la scuola (ora rimane solo la scuola dell’infanzia), il ristorante, il negozio, il cimitero, la stazione, la fontana, posizionati quasi tutti lungo la vecchia strada carrozzabile della Valle costruita negli anni 1818-1824. Lo spazio davanti alla fontana fino al 1838 era occupato dal primitivo cimitero, benedetto nel 1516.

[1] Sappiamo che in Italia, da ricerche ultradecennali e dalle testimonianze, gli schemi erano frequentemente incisi per il gioco: in quella posizione i bambini specialmente erano facilmente osservabili e controllabili (per la tranquillità dei parenti che attendevano ad altre faccende domestiche o nel cortile). La posizione orizzontale, la dimensione e la struttura regolare depongono per una funzione ludica della TC di Avegno illustrata in questa scheda; resta comunque sempre aperta l'ipotesi di un intento diverso, forse simbolico. Sulla complessa trmatica si veda Uberti, M. "Le Triplici Cinta in Italia. Compendio di studi 2000-2024. Venticinque anni di di ricerche sulle tavole-mulino ludiche e simboliche" (self-publishing, Amazon Kindle Direct Publishing, 2024), vol. I e II

  • Crediti: segnalazione, foto e scheda di Luca Bettosini (07/01/2026), che ringraziamo vivamente. 
  • La nota e la scheda sono state inserite da M. Uberti l' 08/01/2026
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