LUMINO (Bellinzona, Canton Ticino)
Coordinate: 725.540/121.167- Altitudine: 265 m

Lumino è una località di origine altomedievale, attestata in documenti comaschi e bellinzonesi in relazione ai possedimenti vescovili in Selva. Tali beni furono in seguito subinfeudati ai Besozzo e, in parte, venduti al Capitolo di Bellinzona nel 1168. Lumino e Castione costituivano un’antica vicinanza, documentata come territorio di Legumino et de Castilioni già nel XIII secolo. Lo statuto comunale è attestato nel 1363, mentre nel corso dei secoli XIV e XV la vicinanza di Castiglione e Legumino compare in diverse carte. Sul portale della chiesa parrocchiale, risalente al primo trentennio del XVI secolo, sono incise le iscrizioni Castioni et Lumini Universitas e Lumini et Castioni Universitas, testimonianza dell’organizzazione comunitaria del territorio. Nel Medioevo Lumino fu un importante centro agricolo del Bellinzonese, in particolare per la coltivazione della canapa, del lino e dei legumi. La toponomastica storica documenta diverse forme del nome nel corso dei secoli, tra cui Lugominus, Leguminus, Ligomino e Lugumino, con etimologie ricondotte al termine latino limen o a lucus minor.

Dal punto di vista archeologico, non risultano essere state condotte ricerche sistematiche sul territorio di Lumino. Nel 1943 G. Weith segnalò la presenza di una pietra cuppelliforme a Monticello, mentre una tomba dell’alto medioevo fu rinvenuta casualmente nel villaggio durante lavori di scavo. Nel 1955, in località Poncaccio, sotto le radici di un castagno plurisecolare, vennero alla luce una punta di lancia longobarda e resti murari di epoca altomedievale. La lastra si trova presso la chiesa di San Mamete di Lumino, edificio sacro di origine medievale, attestato già in epoca antica come luogo di culto della comunità locale. La lastra è stata appesa al muro sotto il porticato vicino a una porta secondaria della chiesa. La chiesa fu ricostruita nel 1530 su di un edificio preesistente e documentato già nel 1237. Il campanile, romanico nella parte inferiore, fu in parte ricostruito nel XVI secolo. Il portale della chiesa, in pietra di Castione, è lavorato; sulla lunetta affresco tardogotico con Madonna e Santi. La chiesa, nel corso dei secoli, ha subito ampliamenti, rimaneggiamenti e riusi, come avvenuto per molte strutture religiose del territorio, conservando tuttavia tracce materiali delle fasi più antiche. In questo contesto, la presenza di elementi lapidei di epoche diverse, riutilizzati o reinterpretati nel tempo, testimonia una continuità di frequentazione e di sacralità del sito, all’interno della quale si inserisce anche la lastra qui descritta. La lastra è un grande elemento litico in pietra calcarea locale, di notevoli dimensioni (circa 225 × 92 cm), lavorato con cura e con bordi sagomati. La sua funzione originaria non è documentata da fonti certe e non può essere stabilita con sicurezza.
Sulla superficie e lungo i bordi sono presenti incisioni e iscrizioni molto consunte, oggi solo parzialmente leggibili. Le lettere, di tradizione latina, risultano frammentarie e non consentono una lettura epigrafica uniforme (prossimamente proporremo una decifrazione coerente). Sulla superficie della lastra è incisa una piccola tavola quadrata di circa 20 × 20 cm, riconducibile per schema alle cosiddette tavole da mulino, note in diversi contesti alpini e medievali. Le dimensioni risultano adeguate per il gioco, a patto che la tavola fosse collocata in posizione orizzontale, cosa molto probabile (ma da verificare). Non possiamo tuttavia scartare un valore simbolico o rappresentativo, forse legato a significati rituali, apotropaici, di identità o di appartenenza, oggi non più chiaramente interpretabili. In assenza di confronti diretti e di fonti documentarie, ogni attribuzione funzionale o cronologica rimane necessariamente ipotetica. Un elemento significativo è rappresentato dalla lavorazione a gradini visibile lungo uno dei lati longitudinali della lastra. Questa caratteristica, chiaramente leggibile sul fianco (v. ultima foto), non risponde a una funzione decorativa e suggerisce piuttosto un sistema di battuta o di appoggio, compatibile con l’ipotesi di una funzione di copertura o chiusura. Tale dettaglio induce a ritenere che la lastra non fosse concepita originariamente come semplice piano isolato, ma potesse chiudere o coprire una struttura sottostante.

Iscrizione e "Nomina Christi" IHS sull'architrave del portale laterale. La trascrione dell'epigrafe è la seguente: "Protege domum istam in sempiternum dei Israel" è una preghiera invocante protezione divina
In un testo di carattere storico-divulgativo pubblicato nel 1980 da Di Marco de Gottardi “CENNI STORICI SU LUMINO CASTIONE E MONTICELLO”, la lastra viene descritta e interpretata come un tavolo-altare appartenente alla chiesa primitiva di Lumino, con attribuzioni funzionali e simboliche presentate come certe. Tuttavia, tale descrizione contiene diverse imprecisioni, a partire dalle misure, che non corrispondono a quelle reali dell’oggetto, e propone letture delle incisioni e attribuzioni araldiche non supportate da riscontri documentari o da un’analisi epigrafica scientifica. Gottardi mostra una foto del 1959 di questa lastra usata come tavolo ma senza alcuna informazione in merito.

Era la lastra che stiamo esaminando?
Gottardi inoltre scrive: “Su un lato, nello spazio di spessore della pietra, trovasi, a rilievo, lo stemma della famiglia decuriale dei de Capo. Due sacchi con l’aperura in alto ad indicare la continuità della discendenza”. Questo rilievo come potete vedere dalla mia foto non si riesce piu’ a capire la vera incisione ed è difficile capire se è vero quello che dice Gottardi…Le affermazioni riportate da de Gottardi vanno pertanto considerate come ipotesi personali, non verificabili allo stato attuale delle conoscenze. È inoltre significativo osservare come la lastra non venga menzionata da Gilardoni nel suo inventario delle opere d’arte e delle antichità del distretto di Bellinzona, opera di riferimento per il patrimonio storico-artistico della regione. Questa assenza, unita alla mancanza di studi successivi dedicati specificamente all’oggetto, conferma come la lastra di Lumino non sia mai stata oggetto di un’analisi sistematica né di una reale contestualizzazione scientifica.

Nel corso del tempo la lastra ha conosciuto con ogni probabilità uno o più riusi, come spesso accade per grandi elementi lapidei antichi, venendo reinterpretata e collocata in contesti diversi da quello originario. L’ipotesi di un suo utilizzo come mensa o tavolo in ambito ecclesiastico è stata avanzata in passato, ma non è supportata da prove documentarie o archeologiche tali da renderla certa. La lastra di Lumino rimane dunque un manufatto di grande interesse storico e culturale, che testimonia una lunga stratificazione di usi, segni e significati, oggi in parte perduti. Proprio l’assenza di certezze definitive e il silenzio delle fonti ne accrescono il valore, rendendola un oggetto che meriterebbe ulteriori studi e una maggiore attenzione, anziché interpretazioni conclusive non dimostrate.
- Crediti: segnalazione, foto e scheda di Luca Bettosini (24/01/2026), che ringraziamo vivamente, riservandoci di approfondire gli elementi di questo interessante reperto!
- Scheda inserita il 24/01/2026 da M. Uberti
